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SVIZZERA / UE

Accordi con l'UE, la commissione: «Serve il voto a doppia maggioranza»

In una seconda fase, sarà elaborato un progetto che dia la precedenza alle nuove leggi federali rispetto agli obblighi di diritto internazionale.
Accordi con l'UE, la commissione: «Serve il voto a doppia maggioranza»
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Fonte Ats
Accordi con l'UE, la commissione: «Serve il voto a doppia maggioranza»
In una seconda fase, sarà elaborato un progetto che dia la precedenza alle nuove leggi federali rispetto agli obblighi di diritto internazionale.

BERNA - L'attuazione del pacchetto di accordi tra la Svizzera e l'Unione europea (UE) deve essere sottoposta a votazione con la doppia maggioranza del popolo e dei Cantoni. È quanto ritiene la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S), che oggi ha approvato, con 7 voti a 6, un progetto volto a iscrivere tali intese nella Costituzione federale.

Il progetto fa seguito a un'iniziativa parlamentare approvata dalle commissioni per le istituzioni politiche di entrambe le Camere. Contrarie invece le due commissioni della politica estera. Durante la sessione estiva, gli Stati non hanno voluto pronunciarsi sulla questione della doppia maggioranza prima che fosse presentato un relativo progetto.

Quello adottato oggi vuole eliminare le incertezze costituzionali tra l'estensione della libera circolazione delle persone, prevista nel pacchetto di accordi, e l'articolo 121a della Costituzione federale relativo alla gestione autonoma dell'immigrazione. Concretamente, introduce nella Costituzione una nuova disposizione transitoria che autorizza l'approvazione del pacchetto di accordi nonostante le norme costituzionali sulla gestione dell'immigrazione.

Introducendo questa eccezione, il progetto elimina la necessità della doppia maggioranza per il pacchetto di accordi. È invece richiesta l'approvazione del popolo e dei Cantoni sul progetto in quanto tale, visto che modifica la Costituzione.

Questa nuova disposizione costituzionale pone fine anche alla discussione sull'applicazione controversa di un referendum obbligatorio sui generis in materia di trattati internazionali, si legge in una nota diffusa dai servizi parlamentari. Nel caso in cui il Consiglio degli Stati respingesse la modifica costituzionale, la Commissione predilige, con 7 voti contro 5 e 1 astensione, il referendum obbligatorio sui generis a quello facoltativo. Ha quindi depositato una corrispondente proposta subordinata.

Con 9 voti a 0 e 4 astensioni, la CIP-S ha inoltre deciso di sancire nella disposizione costituzionale che la legislazione di attuazione non è sottoposta a referendum. Questo dovrebbe garantire che gli Accordi e la legislazione di attuazione costituiscano un unico pacchetto e le misure accompagnatorie previste non possano essere soppresse in una successiva votazione popolare.

Il Consiglio federale è invitato a pronunciarsi sul progetto della Commissione nel corso dell'estate. Il plenum potrà così esaminare il dossier nella sessione autunnale. Interpellata da Keystone-ATS, la presidente della commissione, Heidi Z'Graggen (Centro/UR), ha precisato che il progetto è separato dal pacchetto di accordi con l'UE, ma che non è ancora chiaro se sarà sottoposto al voto popolare prima o contemporaneamente ad esso.

In una seconda fase, la commissione elaborerà un progetto che dia la precedenza alle nuove leggi federali rispetto agli obblighi di diritto internazionale. Ciò consentirà di avviare una procedura di consultazione sulla questione.

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