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SVIZZERA

Tra moschee e campus: l’ombra del regime iraniano in Svizzera

Reti legate a Teheran operano in Svizzera tra sostegno diplomatico, attività accademiche e interrogativi sui rapporti con il regime.
IMAGO
Fonte SRF
Tra moschee e campus: l’ombra del regime iraniano in Svizzera
Reti legate a Teheran operano in Svizzera tra sostegno diplomatico, attività accademiche e interrogativi sui rapporti con il regime.

GINEVRA - L’influenza del regime iraniano in Svizzera si rivela articolata e difficile da delimitare. È quanto emerge da un’inchiesta della trasmissione "Rundschau" della SRF, che documenta la presenza di reti religiose, culturali e accademiche riconducibili direttamente o indirettamente a Teheran.

«L'ayatollah Khamenei? Un padre» - A Ginevra, una comunità sciita guidata dall’imam Seyed Behbahani esprime apertamente il proprio sostegno alla leadership iraniana. L’ayatollah Ali Khamenei veniva descritto come una figura paterna e spirituale. In occasione delle preghiere collettive, frequentate anche da fedeli provenienti dall’estero, si segnala la presenza di auto diplomatiche, elemento che alimenta interrogativi sui legami con le autorità iraniane.

La rete per un «islam puro» - Behbahani fa parte di una rete che si propone di diffondere un Islam “puro” e di porre le basi per una civiltà islamica. Di fronte alle accuse di repressione rivolte al regime, l’imam respinge le critiche, sostenendo che l’oppressione non rientri nella dottrina ufficiale e che i suoi insegnamenti siano compatibili con i valori democratici svizzeri. Va, tuttavia, sottolineato che solo una minoranza degli iraniani residenti nel Paese sostiene il governo di Teheran.

L'Imam vicino all'establishment iraniano - Un altro punto sensibile si trova a Schlieren, dove un centro islamico occupa spazi riconducibili alla Repubblica islamica. L’associazione dichiara di agire in modo indipendente, ma è guidata da Mahmood Khalilzadeh, figura considerata dalle autorità tedesche vicina all’establishment politico-religioso iraniano. Khalilzadeh ha inoltre diretto un centro culturale in Germania chiuso nel 2024 per estremismo e propaganda della “rivoluzione islamica”, decisione attualmente contestata in sede giudiziaria.

Il caso di Losanna - Le ramificazioni si estendono anche all’ambito accademico. All’EPFL di Losanna, alcuni studenti e ricercatori avrebbero avuto legami con ambienti vicini al regime. Un ex dottorando, coinvolto in una confraternita sciita attiva anche nell’organizzazione di lezioni di Corano, avrebbe ricoperto un ruolo nei Basij, organizzazione nota per il controllo ideologico nelle università iraniane. L’interessato respinge le accuse, mentre l’EPFL ribadisce il divieto di attività religiose nei propri spazi.

La rete di relazioni opache - Non mancano episodi più gravi: un caso recente ha riguardato un ex ricercatore accusato di aver trasferito in Iran tecnologia per droni militari. Anche la presenza di studenti legati a figure politiche iraniane suscita interrogativi. L’istituto precisa, tuttavia, di non avere basi legali per escludere candidati stranieri che soddisfino i criteri accademici e le disposizioni vigenti. Nel complesso, l’inchiesta evidenzia una rete di relazioni opache, che solleva interrogativi sulla portata dell’influenza iraniana in Svizzera e sui limiti degli strumenti a disposizione per monitorarla.

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