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GRIGIONI

Il governo dei Grigioni non ha dubbi: non bastano 200 franchi

L'iniziativa per l'abbassamento del canone bocciato in pieno dall'esecutivo. «Penalizzerebbe le minoranze linguistiche e la partecipazione democratica»
Foto TiPress
Fonte ATS
Il governo dei Grigioni non ha dubbi: non bastano 200 franchi
L'iniziativa per l'abbassamento del canone bocciato in pieno dall'esecutivo. «Penalizzerebbe le minoranze linguistiche e la partecipazione democratica»

COIRA - Duecento franchi non bastano. Presa di posizione del governo retico sulla riduzione del canone radiotelevisivo «che indebolirebbe le offerte mediatiche per le minoranze linguistiche e la partecipazione democratica». Per questo raccomanda agli aventi diritto al voto di dire no l'8 marzo all'iniziativa "200 franchi bastano!" «Le regioni periferiche sarebbero colpite in misura superiore alla media da un taglio del canone» viene rilevato. A causa della loro posizione geografica, del plurilinguismo e le condizioni strutturali, i Grigioni costituiscono per i media un mercato «di modesto interesse», scrive oggi il Governo retico in un comunicato.

Il dimezzamento del canone metterebbe a rischio la sopravvivenza di programmi in lingua italiana e romancia nella loro forma attuale. Inoltre c'è il rischio che le redazioni vengano centralizzate, portando a uno smantellamento delle sedi regionali. Questa lontananza dal territorio e la diminuzione di un giornalismo regionale porterebbe a minori informazioni sugli sviluppi comunali e cantonali, che aiutano la formazione democratica della popolazione. «Con la sua copertura decentralizzata, la SSR garantisce che tutte le regioni e le aree linguistiche della Svizzera siano rappresentate e coperte dai media e trovino ascolto a livello nazionale» viene ricordato.

Sulla stessa linea L’Associazione dei Comuni Svizzeri (ACS), l’Unione delle città svizzere (UCS) e il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB), che respingono anche loro con decisione il progetto. «L’offerta della SSR subirebbe tagli significativi, mettendo seriamente a rischio l’informazione necessaria al buon funzionamento della democrazia e alla coesione nazionale». L’ACS, l’UCS e il SAB raccomandano quindi di votare un chiaro «no» l’8 marzo 2026: «Già il mandato di risparmio del Consiglio federale di ridurre il canone a 300 franchi comporta ingenti sfide per la SSR. Altri drastici tagli sarebbero semplicemente irresponsabili» sottolineano. E aggiungono: «In un periodo in cui molti media locali e regionali indipendenti scompaiono e i proventi pubblicitari confluiscono sempre più verso i giganti tecnologici esteri, un servizio pubblico mediatico pluralistico e di elevata qualità è importante dal punto di vista della politica democratica. Se l’iniziativa fosse accolta - avvertono - andrebbero persi molti contenuti nei settori dell’informazione, dello sport e della cultura relativi alla Svizzera. Le associazioni comunali ACS, UCS e SAB s’impegnano quindi a favore di un’offerta forte e quadrilingue della SSR, indispensabile per una democrazia viva e per la coesione nazionale».

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