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Presunti pedofili messi alla berlina in diretta su TikTok: «È la nuova gogna digitale?»

La nuova tendenza dei "cacciatori di pedofili": le polemiche, gli interrogativi e le implicazioni giuridiche.
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Fonte BLICK
Presunti pedofili messi alla berlina in diretta su TikTok: «È la nuova gogna digitale?»
La nuova tendenza dei "cacciatori di pedofili": le polemiche, gli interrogativi e le implicazioni giuridiche.

BERNA - C’è una nuova tendenza sui social network che sta sollevando seri interrogativi giuridici. Su TikTok, giovani streamer trasmettono in diretta mentre “smascherano” presunti pedofili, raccogliendo migliaia di visualizzazioni e donazioni in denaro.

Lotta contro gli abusi o pericolosa caccia all'uomo? - La notizia è riportata dal Blick. Quella che viene presentata come una lotta contro gli abusi sui minori, secondo esperti e addetti ai lavori, si trasforma però spesso in una pericolosa caccia all’uomo che viola la legge e i diritti fondamentali delle persone coinvolte.

Come funziona - Il meccanismo è semplice: per le dirette vengono reclutate giovani donne disposte a fingersi minorenni. Attraverso la piattaforma di videochat OmeTV, queste “adescatrici” contattano uomini sconosciuti, spingendo la conversazione su terreni ambigui.

Fioccano le donazioni - I volti degli interlocutori restano visibili, le voci riconoscibili e i dati personali vengono raccolti intenzionalmente ed esposti a un pubblico di migliaia di spettatori. Durante le trasmissioni, intanto, fioccano le donazioni, che finiscono direttamente nelle tasche degli streamer.

Il metodo Dluzinski - Esiste però anche un approccio radicalmente diverso. Ric Dluzinski, noto sui social come “Bodenlos TV” e seguito da circa 240 mila persone, afferma di aver contribuito in dieci mesi all’individuazione di quasi 290 pedofili. La differenza, sottolinea Dluzinski, sta nel metodo: volti oscurati, voci distorte e collaborazione diretta con la polizia, a cui vengono trasmesse tutte le prove raccolte.

«Sono una catastrofe» - Dluzinski critica duramente le dirette su TikTok, definendole “una vera e propria catastrofe”. A suo giudizio non si tratta di tutela dei minori, ma di spettacolarizzazione della gogna per ottenere click, follower e denaro.

Rischi giuridici concreti - I rischi giuridici, invece, sono molto concreti per gli streamer. Lo conferma Martin Steiger, avvocato esperto di diritto digitale: registrare e diffondere conversazioni senza consenso viola il diritto alla personalità e la protezione dei dati.

Denunce rare - In assenza di un interesse pubblico prevalente, tali comportamenti possono essere puniti con multe o pene detentive fino a tre anni. Possono inoltre essere chiamate in causa anche le piattaforme che rendono possibili queste trasmissioni. Nonostante ciò, le denunce sono rare: la vergogna e il timore dell’esposizione pubblica frenano molte vittime. Contattati per un commento, diversi streamer non hanno finora risposto.

Precedente ticinese - A ottobre del 2025, lo ricordiamo, in Ticino si era data notizia della chiusura dell’inchiesta portata avanti dalla Magistratura dei minorenni: coinvolti una trentina di giovani accusati di adescare pedofili per poi punirli. Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, di ripetuta aggressione (tentata e consumata), estorsione, lesioni semplici o aggravate, ripetuta coazione (tentata e consumata), sequestro di persona e rapimento.

«Segnalare, non creare situazioni di potenziale pericolo» - In un comunicato, le forze dell’ordine sottolineavano «l'importanza di sempre segnalare alla Polizia cantonale eventuali problematiche o reati di cui si viene a conoscenza. Questo senza creare situazioni di potenziale pericolo per sé stessi e gli altri o commettere a propria volta delle azioni penalmente perseguibili».

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