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Falsi infermieri, la notizia (che non c’era)

L’ospedale di Sion rettifica l'informazione sui giornalisti travestiti da infermieri: «Nessun furto d’identità».
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Falsi infermieri, la notizia (che non c’era)
L’ospedale di Sion rettifica l'informazione sui giornalisti travestiti da infermieri: «Nessun furto d’identità».

SION - La smentita è arrivata tramite un post su Facebook pubblicato dal proprio profilo.

I giornalisti travestiti da infermieri - L’ospedale di Sion ha rettificato la notizia che, da qualche giorno, fa molto discutere. E cioè che alcuni giornalisti si fossero travestiti da infermieri per provare ad avvicinarsi ai feriti del rogo di Crans- Montana e per provare a intervistare i famigliari.

L'intervista - L’informazione era contenuta in un’intervista della SonntagsZeitung al direttore generale dell'Ospedale del Vallese, Eric Bonvin. Sul punto, questo martedì, per esempio, è arrivata anche la presa di posizione di Impressum, che condanna esplicitamente la pratica definita scorretta.

La smentita - In realtà, però, era una fake news. Figlia, probabilmente, di un’incomprensione fra il giornalista e il direttore del nosocomio. «In un'intervista, il nostro CEO, Eric Bonvin, ha riferito che alcuni giornalisti vestiti con camici bianchi avevano tentato di accedere alle camere».

Il riferimento a Sierre - L’episodio però si riferiva «all'incidente stradale avvenuto a Sierre nel 2012». Vale a dire il drammatico sinistro autostradale in cui morirono 28 persone, tra cui 22 bambini. Negli ultimi giorni «si è verificato un solo caso limite: un giornalista, accompagnato da un parente di un paziente, ha tentato di entrare in un reparto ospedaliero».

«Nessun furto d'identità» - Tuttavia, «non si è verificato alcun furto di identità né comportamento inappropriato, come è stato ipotizzato Alcune informazioni possono essere trasmesse o distorte molto rapidamente, in particolare sui social media».

«I rapporti con i media? Ottimi» - Infine, in controtendenza rispetto alle polemiche di queste ore, Bonvin tiene a precisare come «i nostri rapporti con i media sono ottimi e si svolgono in un clima di reciproco rispetto. La trasparenza è fondamentale e ho ritenuto importante chiarire la situazione».

L’invito al rispetto della privacy - La famiglia di Sofia Prosperi, la quindicenne italiana residente in Ticino che ha perso la vita nel rogo di Capodanno, aveva chiesto che «nel periodo che precederà le esequie di Sofia e durante la celebrazione delle esequie stesse», non vi fossero «pressioni, contatti insistenti, riprese o presenze intrusive, né presso i luoghi di raccoglimento privato né presso la sede delle celebrazioni, o in qualsiasi luogo in cui siamo o saremo presenti».

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