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Donna, sposata, over 50 e con figli: l'identikit di chi guadagna meno

Il Consiglio federale analizza l’impatto di stato civile, figli ed età sul divario salariale tra uomo e donna. Ecco tutto ciò che gioca a sfavore del gentil sesso
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Donna, sposata, over 50 e con figli: l'identikit di chi guadagna meno
Il Consiglio federale analizza l’impatto di stato civile, figli ed età sul divario salariale tra uomo e donna. Ecco tutto ciò che gioca a sfavore del gentil sesso

BERNA - Il divario salariale tra uomini e donne non dipende solo dal settore professionale o dal grado di occupazione, ma è fortemente influenzato anche dallo stato civile, dalla genitorialità e dall’età.

È quanto emerge dal nuovo rapporto adottato dal Consiglio federale, che per la prima volta integra questi fattori nell’analisi ufficiale del mercato del lavoro.

L’obiettivo è ampliare la base statistica sulla parità retributiva e includere nei prossimi anni indicatori più precisi per monitorare le dinamiche salariali tra i sessi.

Ogni due anni l’Ufficio federale di statistica conduce un’analisi sulla struttura dei salari, verificando se donne e uomini con lo stesso profilo di attività ricevono una retribuzione paragonabile.

Donne sposate le più penalizzate - Lo studio supplementare richiesto dal Parlamento ha permesso di evidenziare come lo stato di famiglia influenzi le disparità in maniera significativa. Secondo i dati raccolti, le donne sposate risultano penalizzate rispetto agli uomini sposati con un divario medio del 16%, mentre tra persone celibi e nubili la differenza salariale scende all’1,3 per cento.

I figli fanno la differenza - Ma è soprattutto la genitorialità a segnare le distanze più nette: se le donne senza figli guadagnano poco meno dei colleghi uomini nella stessa condizione, tra le persone sposate con figli la differenza raggiunge il 21% a svantaggio delle donne.

Un altro aspetto cruciale riguarda la progressione di carriera. Tra i quadri medi e superiori la presenza di figli comporta un incremento salariale per gli uomini, che arrivano a guadagnare in media il 21,4% in più rispetto ai colleghi senza figli.

Per le donne, invece, l’effetto positivo della maternità è molto più limitato e si ferma al 6,6%. Ciò indica che la genitorialità continua a rafforzare un modello tradizionale in cui la paternità è premiata dal mercato del lavoro, mentre la maternità tende ancora a rappresentare un freno.

Il peso dell'età - Il rapporto sottolinea inoltre che le differenze aumentano con l’età. Se sotto i trent’anni le donne sposate guadagnano in media il 6,% in meno rispetto agli uomini, tra i trenta e i quarantanove anni il divario sale al 12,6% e dopo i cinquant’anni sfiora il 20%.

Più lavori, meno guadagni - A ciò si aggiunge il grado di occupazione: le donne a tempo pieno percepiscono l’11% in meno dei colleghi uomini, mentre tra chi lavora con un tasso inferiore al 50% la differenza scende all’1,2%. Va però rilevato che la quota di donne impiegate a tempo pieno diminuisce con l’età, passando dal 54% sotto i trent’anni al 30% dopo i cinquanta, mentre la maggioranza degli uomini mantiene un’occupazione a tempo pieno lungo tutto l’arco della carriera.

Dirigenti sottopagate - Anche la posizione gerarchica gioca un ruolo determinante. Le donne in ruoli dirigenziali guadagnano in media il 14,7% in meno degli uomini, mentre nelle posizioni prive di responsabilità il divario si riduce al 5,7%. Tuttavia, la presenza femminile diminuisce progressivamente mano a mano che si sale nella scala gerarchica, segnalando un problema strutturale di accesso ai vertici delle organizzazioni.

Il divario che non si spiega - Un dato particolarmente significativo riguarda la parte di divario che non può essere spiegata né dal settore né dal grado di occupazione o dalle caratteristiche individuali. Nel 2022 quasi la metà delle differenze salariali rimaneva ingiustificata: il 48,2% del gap complessivo. Questo fenomeno è più accentuato tra le persone sposate, dove la quota non spiegata arriva all’8,8%, rispetto ai single, per i quali scende al 2,8%.

Obiettivo: parità salariale - Il Consiglio federale riconosce che i nuovi indicatori, legati allo stato di famiglia, aiutano a comprendere meglio le dinamiche del mercato del lavoro, ma sottolinea che essi non possono in alcun modo giustificare le disparità retributive tra i sessi.

Proprio per questo saranno integrati nelle analisi statistiche future, in modo da garantire un monitoraggio più completo e accurato. L’obiettivo resta quello di promuovere la parità salariale effettiva e di fornire strumenti conoscitivi più dettagliati per orientare politiche pubbliche e decisioni aziendali.

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