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Più della metà degli svizzeri favorevole a un avvicinamento alla Nato

È quanto emerge da un sondaggio pubblicato nel rapporto "Sicurezza 2023"
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Più della metà degli svizzeri favorevole a un avvicinamento alla Nato
È quanto emerge da un sondaggio pubblicato nel rapporto "Sicurezza 2023"
BERNA -  Dall’inizio della guerra in Ucraina le cittadine e i cittadini svizzeri guardano con maggiore pessimismo al futuro della Confederazione e del mondo e sono più critici nei confronti della neutralità. Il 55% degli int...

BERNA -  Dall’inizio della guerra in Ucraina le cittadine e i cittadini svizzeri guardano con maggiore pessimismo al futuro della Confederazione e del mondo e sono più critici nei confronti della neutralità.

Il 55% degli intervistati è per un avvicinamento alla NATO - Aumentano coloro che si dicono favorevoli alla cooperazione internazionale e il 55% degli intervistati vede addirittura di buon occhio un avvicinamento alla NATO.

È quanto risulta dallo studio «Sicurezza 2023», pubblicato dall’ACMIL (Accademia militare presso il Politecnico federale di Zurigo) e dal Center for Security Studies (CSS) sempre del Politecnico federale di Zurigo (PFZ).

Guerra, crisi economiche e cambiamento climatico: le tre grandi minacce - Dallo studio emerge che la guerra, le crisi economiche e il cambiamento climatico sono considerate le tre maggiori minacce. Rispetto al 2019 la fiducia negli Stati Uniti è nettamente aumentata mentre Cina e Russia registrano un forte calo di fiducia.

Leggera maggioranza per l’avvicinamento alla NATO - Nel mese di gennaio del 2023 il 55 per cento (+10 per cento rispetto a gennaio 2021) è favorevole a un avvicinamento alla NATO: per la prima volta questa tematica riscuote una leggera maggioranza tra i cittadini e le cittadine svizzeri. Il 53 per cento ritiene che la neutralità consenta di pianificare la difesa militare della Svizzera con la NATO. Un’adesione della Svizzera alla NATO è per contro sostenuta, come sinora, soltanto da un terzo degli intervistati.

Opinioni più critiche sulla neutralità - I pareri favorevoli alla neutralità in generale (91%, –6 per cento rispetto a gennaio 2022) e alle diverse «funzioni» della neutralità, quali la possibilità per la Svizzera di svolgere il ruolo di mediatrice (91%, –6 per cento), la neutralità quale fattore determinante di identità (80%, – 7 per cento) e l’astensione da conflitti (55%, –14 per cento) hanno subìto un netto calo.

Essere neutrali? Sempre più difficili - L’opinione pubblica è divisa in due di fronte all’interrogativo se oggigiorno sia possibile difendere in maniera credibile la neutralità a livello militare (il 52% ritiene che ciò non sia più possibile, +5 per cento). L’adesione a un’alleanza difensiva europea è auspicata da un numero nettamente maggiore di intervistati (35%, +12 per cento rispetto a gennaio 2021).

Sanzioni alla Russi compatibili con la neutralità - Aumenta anche la percentuale convinta che la stretta interdipendenza politica ed economica tra la Svizzera e altri Stati renda impossibile la neutralità (38%, +9 per cento) e impedisca un’azione comune della Svizzera con i vicini europei (41%, +13 per cento rispetto al 2021). Anche quest’anno la maggioranza (57%) è favorevole a una politica di «neutralità differenziale», che esige una chiara posizione a livello politico e neutralità sul piano militare. Come nei sondaggi precedenti, una chiara maggioranza è del parere che le sanzioni nei confronti della Russia siano compatibili con la neutralità (75%, – 2 per cento rispetto a giugno 2022).

Rafforzare la capacità di difesa della Svizzera - L’elettorato è tutt’ora favorevole all’esercito. Sono in aumento sia la quota persuasa della necessità dell’esercito (78%, +3 per cento rispetto a gennaio 2022) sia la percentuale che auspica forze armate «completamente equipaggiate» (76%, +6 per cento rispetto a gennaio 2022). Dall’inizio della guerra in Ucraina è cambiato anche il parere sulle spese per l’esercito. Il 14 per cento (+7 per cento rispetto a gennaio 2022) degli intervistati ritiene che le spese per la difesa siano inferiori al necessario.

Il sondaggio - Il sondaggio è stato effettuato Dal 3 al 20 gennaio di quest'anno dall’istituto demoscopico «LINK» che ha intervistato telefonicamente un campione rappresentativo di 1238 cittadini e cittadine aventi diritto al voto e residenti nelle tre grandi regioni linguistiche del Paese (Svizzera tedesca, Svizzera romanda e Ticino). Il grado di attendibilità si situa al 95 per cento e, in caso sfavorevole, il margine di errore della campionatura ammonta a 2,8 punti percentuali.

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