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28.01.2019 - 11:240
Aggiornamento : 12:40

«L'identificazione con il numero AVS è rischiosa»

Per le autorità federali e cantonali garanti della privacy, la protezione dei dati è in pericolo con l'utilizzo del numero AVS anche al di fuori del sistema di assicurazione

BERNA - Sussistono «seri rischi per la protezione dei dati» in merito all'utilizzo del numero AVS per l'identificazione anche al di fuori del sistema di assicurazione. Ne sono convinte le autorità federali e cantonali garanti della privacy, che oggi a Berna hanno tenuto una conferenza stampa sulle sfide del 2019. È stata presentata anche una guida sulla trasparenza in vista delle elezioni federali del prossimo autunno.

In futuro, il Consiglio federale intende consentire alle amministrazioni federali, cantonali e comunali di identificare i cittadini tramite il loro numero AVS in modo generalizzato nelle attività amministrative, anche se tale identificazione non ha nulla a che vedere con le assicurazioni sociali. Un progetto di legge in questo senso è in fase di consultazione fino al prossimo 22 febbraio.

Secondo Marc Buntschu, supplente dell'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFDT), l'adeguamento implica «seri rischi» e in occasione della Giornata della protezione dei dati, le autorità federali responsabili in questo ambito hanno richiesto di effettuare «valutazioni periodiche dell'impatto dei rischi». Inoltre, non dovrebbe esserci una fusione non autorizzata di banche dati. «Il numero AVS dovrebbe servire solo come numero di identificazione interna per le autorità e non per motivi commerciali», ha detto il preposto alla protezione dei dati, Adrian Lobsiger.

L'uso sistematico di un identificativo unico è problematico, ha aggiunto Buntschu questa mattina, precisando che un utilizzo settoriale sarebbe più appropriato: in caso di pirateria informatica, non verrebbe colpito l'intero sistema ma unicamente il settore interessato.

Elezioni federali: guida per la trasparenza - In vista dell'anno elettorale 2019, i partiti dovranno essere trasparenti su internet. Per l'occasione è stata elaborata una guida specifica dalla Privatim (Conferenza degli incaricati svizzeri per la protezione dei dati). Si tratta di una delle priorità per quest'anno, ha indicato Lobsiger, secondo cui il trattamento di dati per finalità politiche richiede un livello di protezione superiore a quello applicabile alle attività commerciali.

Il rinnovo del Parlamento - così come le elezioni cantonali - è esposto a procedure di trattamento dei dati completamente nuove che hanno un impatto sulla formazione dell'opinione pubblica, hanno spiegato questa mattina ai media a Berna.

La guida, incentrata sul trattamento digitale dei dati personali, chiede a partiti, fornitori di servizi e social media interessati di rendere chiari e comprensibili gli interventi digitali volti a influenzare la volontà degli elettori e delle elettrici.

I cittadini non devono essere «tratti in inganno» da indicazioni fuorvianti sul mittente di questi messaggi: essi devono sapere se stanno comunicando con persone fisiche oppure con computer (ad esempio i "social bots"). Inoltre, deve essere necessario sapere se il mittente ha fatto ricorso all'intelligenza artificiale oppure se utilizza informazioni raccolte sui social media ("social match") per scopi politici.

Legge Schengen - Il prossimo primo marzo entrerà in vigore la nuova legge sulla protezione dei dati in ambito Schengen e anche le autorità federali e cantonali saranno tenute ad applicare le modifiche. Queste porranno però "sfide particolari" per alcune autorità, poiché la Legge sulla polizia (LPol), unificata nei Cantoni, non lo è a livello federale. Le autorità competenti sono infatti tre, che dispongono delle rispettive banche dati: l'Ufficio federale di polizia (fedpol), il Servizio delle attività informativa della Confederazione (SIC) e il Corpo delle guardie di confine (Cgcf).

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