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MOTOMONDIALE

Agostini accarezza Marquez

«Io e Bill Ivy siamo finiti nello stesso prato. Io non mi sono fatto nulla, lui ha centrato un palo»
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Agostini accarezza Marquez
«Io e Bill Ivy siamo finiti nello stesso prato. Io non mi sono fatto nulla, lui ha centrato un palo»
«Quando vado al TT mi chiedo: “Davvero correvo in un posto del genere?”».
SPORT: Risultati e classifiche
BRESCIA - I nove mondiali vinti da Valentino Rossi? Gli otto conquistati da Marc Marquez? Bazzecole. Con quindici titoli, messi insieme tra 500 (otto corone iridate) e 350 (sette allori), è Giacomo Agostini, primo davanti ad Ángel Nieto...

BRESCIA - I nove mondiali vinti da Valentino Rossi? Gli otto conquistati da Marc Marquez? Bazzecole. Con quindici titoli, messi insieme tra 500 (otto corone iridate) e 350 (sette allori), è Giacomo Agostini, primo davanti ad Ángel Nieto (tredici trionfi), a dominare la speciale classifica dei plurititolati del motomondiale. Anche in quanto a vittorie ottenute sul circuito il bresciano, che il 16 giugno spegnerà 80 candeline, non ha rivali: si è fermato a 123, 8 più del Dottore di Tavullia e 38 più del fenomeno di Cervera.

E in occasione del suo compleanno “Ago” ha rivissuto con un brivido una carriera leggendaria, nella quale ha visto cadere tanti colleghi. Per lui invece, che pure a lungo ha corso (e vinto) anche sulle pericolosissime strade del Tourist Trophy, i guai sono stati pochissimi.

«C’è chi dice che bisogna saper cadere, sono tutte balle - ha raccontato il campionissimo ai media italiani - La verità è che quando cadi non sai mai come va a finire. E tu non puoi fare nulla se non affrontare la cosa con leggerezza. Come quando viene giù un aereo e tu vai all’aeroporto pensando che non capiterà un’altra volta. È un po’ lo stesso. È fortuna, è destino, è qualcosa del genere, chissà. Io so che sono volato in un prato enorme e non mi sono fatto nulla. Bill Ivy è caduto nello stesso punto, è finito sullo stesso prato, c’era un pilastro, l’ha centrato ed è morto. Quando vado al Tourist Trophy e guardo quelle strade mi chiedo: “davvero io correvo in un posto del genere?”».

Per quanto riguarda la fortuna e la sicurezza, Agostini ha poi voluto accarezzare un campione di oggi: quel Marc Marquez da anni ormai frenato da un problema all’omero. «Mi dispiace davvero tanto che non possa correre. Purtroppo è caduto così tante volte… Un giorno l’ho incrociato e gli ho detto: “A cadere così tanto ai miei tempi saresti morto cinque volte”. Ma lui è fatto così: dà sempre il massimo, non si tira mai indietro. Spero che possa tornare al livello di prima perché è un pilota in grado di farti alzare dalla sedia con i suoi numeri. Mi piace davvero. Lui e Fabio Quartararo sono i due che più mi entusiasmano nella moto di oggi. E poi sono pure alla mano: trovano sempre il modo di salutarmi».

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