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«Sì, senza Europa sarebbe un fallimento... Bottani? L'errore è a monte...»

Davide Morandi a 360 gradi sul Lugano: «Non è più la squadra spumeggiante e intraprendente che gestiva tutto molto bene»
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«Sì, senza Europa sarebbe un fallimento... Bottani? L'errore è a monte...»
Davide Morandi a 360 gradi sul Lugano: «Non è più la squadra spumeggiante e intraprendente che gestiva tutto molto bene»
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LUGANO - La Super League ha azionato il tasto pausa per lasciar spazio alle Nazionali. L'occasione è quindi ghiotta per fare il punto sul campionato, gettando uno sguardo più attento sul Lugano e sul caso spinoso delle ultime ore: quello dell'imminente addio di Mattia Bottani a fine stagione.

Abbiamo chiesto un parere all'ex allenatore del FCL Davide Morandi... «Se parliamo unicamente del piano affettivo, chiaramente avrei tenuto Mattia Bottani. Nel calcio, e in questo specifico caso, ci sono però anche gli aspetti sportivi che vanno considerati. Ritengo che l'errore sia stato fatto quando hanno sottoposto due rinnovi differenti, quello triennale a Steffen e quello annuale più opzione a Bottani, creando una prima grande spaccatura. Steffen, dalla sua, ha la carriera internazionale; Bottani il fatto di essere l'uomo simbolo, ma sono stati trattati in modo differente. Inoltre, trovo che averlo coinvolto al 100% nel progetto di apertura dello stadio, alla luce di come stanno evolvendo le cose, non sia stata la mossa migliore ma comprensibile vista l’importanza che Mattia rappresenta sul piano emotivo».

Il rischio è di inaugurare uno stadio senza alcun giocatore ticinese in rosa...
«I ticinesi saranno coloro che si troveranno sugli spalti, perché la AIL Arena sarà lo stadio dei ticinesi che amano lo sport e non soltanto dei tifosi del Lugano. Sono convinto che poi ve ne saranno anche sul campo».

Gli ultimi due pareggi su due campi difficili sono stati offuscati dalla discesa al quarto posto. Come valuti le recenti prestazioni della squadra?
«Ritengo che il Lugano abbia subito delle grandi modifiche negli ultimi tempi. Non è più il Lugano spumeggiante e intraprendente che gestiva tutto molto bene. Trovo che sia molto più condizionato dall’atteggiamento degli avversari e molto meno dominante se non in zone del campo poco importanti. Una volta il singolo faceva la differenza, oggi ci sono meno giocatori in grado di alzare il livello della squadra. Senza essere in gioco in altre competizioni, si è ritrovata nelle condizioni di doversi concentrare al 100% sul campionato, ma questo, paradossalmente, ha creato molte meno rotazioni e più problemi. È una rosa che non ha vere e proprie punte di diamante, risultando molto equilibrata. E, non da ultimo, trovo che il mercato non sia andato ad aumentare la forza della stessa. Tuttavia, e questo è un dato oggettivo, sono ancora in lotta per l‘Europa e, anche quest’anno, qualificati per il torneo finale che vale il titolo».

Come valuti, invece, il dualismo dei portieri?
«Non ha portato dei grandi benefici. Secondo me è meglio avere due numeri 1 che sappiano qual è il loro ruolo. A un certo punto, nessuno dei due sapeva quale fosse il proprio ruolo. Croci-Torti si è "hockeizzato"? Probabilmente sì anche se non ha effettuato vere rotazioni, ma nell'hockey quando arriva il momento di stringere i bulloni, non c'è più una staffetta e le squadre che vincono il titolo fanno giocare sempre colui che offre più garanzie e forse siamo arrivati a questo punto».

E Behrens? Era l'attaccante di cui necessitava il Lugano?
«È un giocatore di struttura che sta facendo quello che deve fare, segnare. Tuttavia, il suo modo di fare, il linguaggio del suo corpo e certi suoi atteggiamenti sono nettamente al di fuori del contesto di un gruppo. Ci tengo però a sottolineare che non lo conosco e non ho mai parlato assieme a lui. Mi ha colpito vedere ciò che è successo durante il ritiro in Spagna… Sono immagini che hanno fatto il giro d'Europa, arrecando un danno d'immagine a sé stesso e alla società».

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Non qualificarsi per l'Europa sarebbe un fallimento?
«Dopo che per tanti anni si è detto che lo stadio nuovo serviva per le partite europee, e per evitare di andare in altri stadi a giocare, non qualificarsi sarebbe un grosso fallimento. Bisogna riconoscere che il Lugano è la squadra che è cresciuta maggiormente negli ultimi anni sul piano del budget, ma anche su altri piani strutturali della società. Se tu poni l'asticella sempre più in alto, di conseguenza devi assumerti anche la responsabilità di un eventuale fallimento».

Cosa puoi dirci del Thun dei miracoli?
«Quando tu prepari le partite nello stesso modo in cui le preparavi in Challenge League, è perché i tuoi giocatori sono rimasti ciò che erano. Non sono diventati fenomeni, ma hanno portato in campo la cosa più importante: l'umiltà. Mauro è stato bravissimo a credere nel Thun dal primo momento in cui ha accettato l'incarico nell'Oberland bernese. E quando tu credi fermamente nella realtà in cui ti trovi, spesso si rivela la carta vincente. È giusto però anche sottolineare che ci sono dei giocatori molto validi, che - grazie alle loro prestazioni - hanno attirato l'attenzione di diversi club europei. Non da ultimo, dispongono di un preparatore atletico bravissimo, visto che non hanno sbagliato una partita dal punto di vista fisico. Questo è un miracolo davvero grande che si avvicina alla vittoria della Grecia agli Europei del 2004».

Ma la vittoria del Thun...
«Sebbene io sia felicissimo per la società e per Mauro, la vittoria del Thun è un problema per il calcio svizzero, in quanto nelle qualificazioni alla Champions League pescherà una squadra molto più forte contro la quale potrebbe essere più facile uscire sconfitti. Questo creerà un effetto a cascata e ci porterà a perdere ulteriori punti nel ranking, con il rischio che quello svizzero diventi il 13esimo o il 14esimo campionato a livello continentale. E, molto probabilmente, l'anno dopo perderemo un'altra squadra che accede alle competizioni europee... Tale contesto comporterà anche delle problematiche a livello di mercato: a parità di condizioni, prelevare un giocatore da un campionato con maggior appeal ti costerà magari 20 milioni, mentre in Svizzera te la caverai con un milione... E, non da ultimo, il nostro torneo diventerà terreno di facili acquisizioni, dei migliori elementi, portando ulteriormente ad indebolire il tutto».  

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