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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
15.09.2021 - 08:000
Aggiornamento : 16:11

«Minuti di qualità, Ibra accetta il tempo che passa»

Milan e Inter grandi in Italia, in Europa però… «Inzaghi ha bisogno di tempo, ma la crisi economica è un vantaggio»

Arno Rossini: «I soldi sono finiti e senza soldi i presidenti diventano più pazienti».

MILANO - Una ha sempre vinto in campionato, ha un gioco velocissimo che ormai sviluppa a memoria e ha un Ibrahimovic ora ai box ma che di sicuro sarà importantissimo durante tutta la stagione. L'altra ha cambiato tanto ma è sempre pimpante, e con Simone Inzaghi in panchina ha ritrovato le certezze smarrite dopo l’addio di Conte.  Stiamo ovviamente parlando di Milan e Inter, squadre importanti e soprattutto candidate a un'annata da protagoniste in Italia.

Le due milanesi cominceranno questa sera la loro corsa in Europa, in Champions League. Lì, tra le big del Vecchio continente, sapranno lasciare il segno come fanno dentro i confini nazionali?

«Fuori dall'Italia è tutto un po' più difficile - ha raccontato Arno Rossini - Certo stiamo parlando di due belle realtà, che si muovono con intelligenza e ambizione...». 

Partiamo dal Milan, impegnato ad Anfield Road contro il Liverpool.
«Da un paio d'anni i rossoneri stanno lavorando molto bene. Hanno confermato Pioli e hanno allestito una squadra interessante, che da quest'estate ha due elementi validi per ogni ruolo. Giocano in velocità, giocano bene, riescono anche a dare spettacolo. Sono piacevoli da guardare insomma. E poi hanno Ibrahimovic (fuori per precauzione questa sera per un problema al tendine d’Achille sinistro, ndr). Su queste colonne abbiamo sottolineato come, accettando il passare del tempo e giocando meno, Cristiano Ronaldo avrebbe potuto essere ancora il numero uno. Bene, Ibrahimovic lo sta facendo. Stiamo parlando di due campionissimi con due personalità ingombranti ma una diversa concezione del calcio. Zlatan gioca per la squadra, Cristiano non lo ha mai fatto. Lo svedese in questa occasione si è dimostrato molto più intelligente del portoghese: ha capito che non può più stare sempre in campo e con Pioli, con il quale ha un gran feeling, ha studiato un utilizzo part time. I suoi sono minuti di qualità, nei quali riesce a essere decisivo».

Il Milan è però più un’orchestra piuttosto che un solista…
«Vero, sono tanti i calciatori importanti in rosa. Giroud per esempio, preso per dar respiro proprio a Ibra, o Tonali, che il club ha aspettato con pazienza, giusto per fare qualche nome. Ci sono insomma elementi funzionali al progetto. I rossoneri piacciono e raccolgono risultati proprio per questo motivo: hanno un'idea, hanno tracciato una strada un paio di stagioni fa e ora la stanno percorrendo». 

L’Europa, al momento, sembra in ogni caso fuori portata.
«In Italia si giocano uno dei primi due posti della classifica. Per la Champions invece manca ancora qualcosa: a livello tecnico pagano pegno contro le grandi».

L’Inter invece?
«Si è trovata in una situazione non semplice: è stata costretta a vendere alcuni dei suoi pezzi pregiati per far quadrare i conti. Quale squadra sarebbe rimasta competitiva cedendo giocatori come Hakimi e Lukaku? Bene, grazie anche a Marotta, in nerazzurro ci sono riusciti. Via Conte hanno preso un allenatore - Simone Inzaghi - esperto e pratico, che porta avanti il credo calcistico del suo predecessore ma che sa anche puntare sulla fantasia. Niente più solo difesa e palla lunga per l'attaccante. Perso Lukaku, d’altronde, una tattica del genere a Milano non se la potevano più permettere. Ma questo “buco”, questo limite, almeno in termini di spettacolo favorirà la Beneamata che, per provare vincere, sarà costretta a giocare bene». 

Nelle partite “bloccate” per Handanovic e soci sarà dura.
«Certo, imporsi in quelle sarà più difficile; con elementi molto tecnici come Barella o Correa, per esempio, i nerazzurri hanno in ogni caso tutto per lasciare il segno. E per fare un bel calcio offensivo». 

Anche l’Inter “rischia” di dominare in Italia ma è destinata a soffrire in Europa?
«Penso di sì. In Champions League il livello si alza inesorabilmente rispetto alla Serie A. Inzaghi per il momento ha bloccato la difesa, o sta provando a farlo; il salto di qualità arriverà tuttavia solo quando ci sarà anche un gioco proficuo a livello offensivo».

Serve tempo però.
«Ma Simone è molto bravo e soprattutto sa fare di necessità virtù, lo ha già dimostrato negli anni alla Lazio nei quali ha dovuto anche tenere a bada un presidente ingombrante come Lotito. Una volta studiato e capito alla perfezione il gruppo, riesce sempre a ottenere il massimo. Io credo che nelle stagioni biancocelesti sia spesso stato in grado di ottenere risultati superiori alla somma della qualità dei giocatori sui quali ha potuto contare. Ecco, pure all’Inter dovranno pazientare, dagli credito. Se lo supporteranno nei momenti di difficoltà, allora nel futuro potranno fare grandi raccolti». 

A Milano si e impazienti...
«Vero, ma la situazione è cambiata rispetto al passato: i soldi sono finiti e senza soldi i proprietari e i presidenti diventano più pazienti. La crisi economica potrebbe giocare a favore di Inzaghi: potrebbe dargli più tempo per sviluppare la sua idea di calcio. E alla lunga l'inter potrebbe trarne beneficio».

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