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24.03.2020 - 08:000
Aggiornamento : 23:12

«Sarà una stagione da ricordare per mille motivi»

Chiacchierata a tutto campo con l'arbitro ticinese Luca Piccolo: «Questo periodo è molto strano»

Aveva diretto la sua prima gara in Super League lo scorso 5 ottobre

BELLINZONA - Come farà Luca Piccolo, quando tra un po’ di anni sfoglierà il suo album dei ricordi, a dimenticarsi di una stagione così? Impossibile! Il campionato 2019-20 - attualmente congelato sino a nuovo avviso - ha infatti segnato il suo esordio come arbitro di Super League, in un torneo interrotto dall’emergenza coronavirus. Il 5 ottobre, giorno in cui a Thun ha diretto la sua prima gara nella nostra “Serie A”, è incisa nel suo cuore. Un punto di partenza dal quale cercare di costruire una grande carriera, magari seguendo le orme di un certo Massimo Busacca (suo parente tra l’altro). Ma al classe 1992 piace tenere i piedi ben piantati a terra, concentrandosi soltanto sul presente. Ora però che tutto è fermo il calcio, il fischietto e i cartellini gli mancano. E come se gli mancano…

«Proprio così. Sicuramente sarà una stagione da ricordare per mille motivi, sia positivi che negativi. Questo periodo è molto strano, arriva il weekend e non c’è nessuna partita da arbitrare… Ma ora come non mai conta soltanto la salute della collettività».

Come stai vivendo queste giornate molto particolari?
«In questi giorni mi sto tenendo allenato sia dal punto di vista fisico che da quello teorico, tramite la visione di alcuni video. Gli esercizi legati alla forza li svolgo regolarmente a casa. Ogni tanto, poi, mi concedo una corsetta al percorso vita».

Cosa ti passa per la testa quando ripensi al 5 ottobre?
«Soprattutto in questi giorni particolari mi capita di pensarci e vi assicuro che quelle emozioni indimenticabili mi spingono ancor di più ad allenarmi. Non voglio lasciare nulla al caso. Se mi erano tremate le gambe? Nel pre-partita un po’ di emozione c’era, ma poi una volta che la gara cominciata l’ho gestita tutto sommato bene».

Come sta andando il tuo primo campionato “tra i grandi”?
«Per questa stagione mi ero posto l’obiettivo di migliorarmi nell’esplosività. Per noi la tecnica della corsa è molto importante per riuscire a far fronte ai tanti cambi di gioco ai quali siamo confrontati in una singola partita. Il secondo punto è la gestione della gara a livello verbale, devo parlare un po’ meno con i giocatori».

In che lingua ti esprimi con i giocatori?
«Con una squadra svizzero-tedesca parlo il tedesco, con una squadra romanda il francese. Solo così il messaggio passa più velocemente».

Luca Piccolo è imparentato con un certo Massimo Busacca. Che consigli ti ha dato?
«Mi ha scritto diversi messaggi in queste settimane. Quando riesce guarda alcuni spezzoni delle mie partite, dandomi anche qualche prezioso consiglio. Mi ha detto di focalizzarmi sull’essere il più possibile nel punto giusto al momento giusto. Più si sale di categoria e più il gioco diventa veloce ed è essere nel punto giusto è fondamentale. Talvolta i giocatori tendono a fare i furbi e per cercare di neutralizzare questi comportamenti, è importante che il direttore di gara sia posizionato al meglio».

…ma ora – grazie al Var – i giocatori vengono colti in castagna se fanno i furbi. Cosa ne pensi della tecnologia?
«Sono molto contento ci sia. Contrariamente all’idea di tanti, il nostro ruolo non è cambiato. Nella nostra testa non diciamo mai “tanto c’è il Var”. E vi dirò di più: se una nostra decisione viene corretta dalla tecnologia a fine partita riceviamo un giudizio insufficiente. Sapere però che un eventuale nostro errore potrebbe essere corretto – senza creare un eventuale danno a una società – ti fa entrare in campo un po’ più sereno. È un airbag che ti può salvare diciamo».

C’è una partita in cui sei andato in panico per un episodio?
«Devo dire di no, per ora è andata tutto generalmente bene. Ma vi racconto un episodio in San Gallo-Servette (era il 9 febbraio, ndr). In quell’occasione un giocatore del San Gallo, alle mie spalle, ha tirato un calcione a un avversario. Io non ho visto niente, contrariamente al mio assistente che mi ha subito segnalato l’accaduto. Di conseguenza non ho potuto fare altro che estrarre il rosso. Questa era la classica situazione che, nel caso nessuno avesse visto, sarebbe potuto intervenire il Var».

Qual è il tuo obiettivo per le prossime settimane?
«Attualmente il mio unico scopo è quello di far bene in Super League, un campionato che reputo già di ottimo livello. Voglio ripagare la fiducia di chi ha creduto in me. Nel nostro mestiere si apprende tantissimo dai singoli episodi e dunque non c’è come scendere in campo per poter progredire. È per questo che non vedo l’ora che la stagione riprenda».

Come ti sei avvicinato a fischietto e cartellini?
«È un qualcosa che mi stuzzicava sin da piccolo, dove arbitravo già ai vari tornei tra amici ai campetti. Ho iniziato poi a fischiare alcune partite delle semine: dopodiché la mia allenatrice Simona Ghisletta mi ha convinto ad iscrivermi. Così è nato tutto».

Come occupi il tuo tempo libero?
«Diciamo che ce n’è ben poco. Tra partite, il lavoro in fiduciaria e gli allenamenti sono molto impegnato. Nei ritagli di tempo che rimangono mi piace molto fare shopping con la mia ragazza e uscire a cena in compagnia. In generale amo tutte le attività sociali, che mi aiutano a staccare la testa da tutto».

Mai come oggi Luca Piccolo avrebbe così tanta voglia di estrarre un cartellino rosso…
«Ora la prima partita da vincere è quella della salute, diamo un bel cartellino rosso al coronavirus!».

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