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Tour spettacolare, tanti campioni... e alla fine (primo) arriva Pogi

Antonio Ferretti analizza la Grande Boucle al via da Barcellona: «Il percorso invita agli attacchi e allo spettacolo, ma con lo sloveno al massimo della condizione sarà quasi impossibile ribaltare i pronostici».
Tour spettacolare, tanti campioni... e alla fine (primo) arriva Pogi
Imago
Lo sloveno vuole ripetersi...
Tour spettacolare, tanti campioni... e alla fine (primo) arriva Pogi
Antonio Ferretti analizza la Grande Boucle al via da Barcellona: «Il percorso invita agli attacchi e allo spettacolo, ma con lo sloveno al massimo della condizione sarà quasi impossibile ribaltare i pronostici».
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PARIGI - Tre settimane di corsa, otto tappe di montagna, cinque arrivi in salita e oltre 54mila metri di dislivello. Il Tour de France, al via domani - sabato 4 luglio - da Barcellona promette spettacolo. Ma ha un solo grande favorito: Sua Maestà Tadej Pogačar, che la Grande Boucle l'ha già vinta quattro volte (2020, 2021, 2024 e 2025). «Se è al 100% della forma e non va in crisi, non c'è storia», afferma senza esitazioni l'ex professionista ticinese Antonio Ferretti, con cui abbiamo analizzato alcuni temi della Corsa Gialla. «Non vedo l'ora che inizi. Il percorso è splendido e invita agli attacchi, ai colpi di mano e alle sorprese. C'è però il rischio che Pogačar e la sua UAE spengano la corsa troppo presto. È questo il mio unico rammarico».

Insomma, il Tour è già deciso prima ancora di partire?
«Se Pogačar conferma il livello mostrato quest'anno, compreso il recente Tour de Suisse, sarà difficilissimo batterlo. Nemmeno Jonas Vingegaard, che esce alla grande dal Giro d'Italia e ha recuperato bene, parte dal suo stesso livello. Inoltre, lo sloveno può contare sulla squadra più forte del gruppo. Basti pensare che al suo fianco ci sarà Isaac Del Toro, uno che potrebbe tranquillamente ambire al podio».

Altri protagonisti?
«Evenepoel proverà sicuramente qualcosa, così come Lipowitz. Poi c'è il giovanissimo Paul Seixas, su cui la Francia ripone enormi speranze: tutti sognano che diventi l'erede di Hinault e riporti il Tour in patria dopo quarant'anni. Ma il vero protagonista potrebbe essere il percorso. Gli organizzatori hanno fatto un lavoro eccellente: niente tappe banali, ma un tracciato capace di accendere la corsa fin dai primi giorni. Si parte subito con una cronometro a squadre che termina praticamente in salita sul Montjuïc».

E poi ci sono due arrivi consecutivi all'Alpe d'Huez...
«Ma già nella prima settimana non si scherza. Al sesto giorno si affronta il Tourmalet, poi arrivano Pirenei, Massiccio Centrale, Vosgi e infine le Alpi. Gli organizzatori hanno abbandonato il classico giro dell'Esagono per costruire un percorso molto più selettivo. Sulla carta ci sono tutti gli ingredienti per assistere a una battaglia spettacolare».

Pogacar permettendo...
«Esatto. Potrebbe conquistare la maglia gialla molto presto e, a quel punto, diventerebbe difficilissimo togliergliela. A meno che non succeda qualcosa: una crisi, un problema di alimentazione o di idratazione».

Come accadde a Merckx nel 1971, nella celebre tappa di Orcières-Merlette, che quest'anno torna nel percorso...
«Fu una giornata entrata nella storia: il Cannibale andò completamente in crisi e perse oltre nove minuti da Ocaña. Ma finora Pogačar non ha mai mostrato segnali del genere».

La caduta della compagna Urška Žigart al Tour de Suisse potrebbe però averlo destabilizzato e inciso sulla sua preparazione?
«Può darsi. Dopo il Tour de Suisse avrebbe dovuto partire per un lungo stage in altura sopra i 2'000 metri, ma l'infortunio di Urška - che si è fratturata la mandibola nella tappa di Locarno - gli ha fatto cambiare programma. Ha scelto di restarle accanto. Oggi questi ritiri sono fondamentali: durano quasi tre settimane e servono ad aumentare naturalmente i globuli rossi. Bisognerà capire se la rinuncia a quella preparazione avrà un impatto sulle sue prestazioni. Potrebbe essere uno dei pochi elementi in grado di riaprire la corsa alla maglia gialla».

Perché se Pogačar è al massimo della condizione...
«...non ce n'è per nessuno. Se vogliamo un Tour davvero combattuto bisogna sperare - e so che non è bello dirlo - che non sia al 100% della forma. Quando sta bene è semplicemente il più forte e, oltre al suo talento, può contare su una squadra impressionante. Vingegaard, invece, dovrà fare anche a meno di Van Aert».

Il percorso promette scintille e gli sfidanti non mancano. Per evitare un Tour già scritto, però, servirà un Pogačar meno che perfetto. Altrimenti la corsa alla maglia gialla rischia di trasformarsi, ancora una volta, in un monologo sloveno.

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