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Davydenko manda in pensione Federer: «Penso chiuderà la carriera a Basilea»

Nikolay Davydenko è convinto che a ottobre il renano giocherà il suo ultimo torneo, di fronte al suo amato pubblico
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Davydenko manda in pensione Federer: «Penso chiuderà la carriera a Basilea»
Nikolay Davydenko è convinto che a ottobre il renano giocherà il suo ultimo torneo, di fronte al suo amato pubblico
Il russo ex numero 3 al mondo: «Nulla era sufficiente per batterlo, era sempre la stessa storia».
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BASILEA - Tutti ci auguriamo che Roger Federer possa regalarci ancora molte partite e, perché no, numerose vittorie. Tuttavia i desideri di tutti i suoi tifosi potrebbero scontrarsi con la realtà dei fatti. King Roger è fermo da ...

BASILEA - Tutti ci auguriamo che Roger Federer possa regalarci ancora molte partite e, perché no, numerose vittorie. Tuttavia i desideri di tutti i suoi tifosi potrebbero scontrarsi con la realtà dei fatti. King Roger è fermo da un anno e attorno alle sue condizioni fisiche, in particolar modo del suo ginocchio, aleggiano parecchi dubbi: il renano riuscirà a sopportare il peso di una partita o di più partite in pochissimi giorni? Difficile oggi dare una risposta. 

A sostenere che il basilese sia ormai vicino al capolinea è l'ex tennista russo Nikolay Davydenko che - in un'intervista concessa al magazine "Clay" - ha esposto quella che è la sua idea: «Federer tornerà competitivo? Sono convinto che giocherà nella sua Basilea (22-30 ottobre, ndr) e chiuderà lì la carriera. Questa è la mia opinione».

In carriera Davydenko ha vinto 21 tornei (nessun Major), ma praticamente mai è riuscito a mettere il bastone fra le ruote al fuoriclasse rossocrociato (19-2 il computo degli scontri diretti). «Niente era sufficiente per batterlo, ha sempre avuto il vantaggio di riuscire a giocare meglio nella fase decisiva dei set. Per me era sempre la stessa storia e provare tattiche diverse non mi ha mai aiutato. Quando penso ai giocatori che stavano vincendo contro di lui – i soliti Nadal, Djokovic e Murray – è perché erano fisicamente più forti e più allenati di me: giocavano lunghi scambi, hanno corso per ore e ore… E alla fine gli sono stati superiori non per via del tennis ma per il fisico. Per me è stato complicato perché il mio corpo non poteva mantenere lo stesso livello per cinque ore».

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