Fredy Barth: "A 19 combattevo il cancro, oggi combatto per il titolo mondiale"

Oltre ad Alain Menu c’è un altro svizzero che corre nel campionato mondiale turismo: Fredy Barth, un pilota privato che con la sua Seat Leon cerca di imporsi tra i grandi nomi. L’abbiamo seguito per un emozionante week-end in Portogallo.
Oltre ad Alain Menu c’è un altro svizzero che corre nel campionato mondiale turismo: Fredy Barth, un pilota privato che con la sua Seat Leon cerca di imporsi tra i grandi nomi. L’abbiamo seguito per un emozionante week-end in Portogallo.
FREDY BARTH: UNO SVIZZERO SUL TETTO DEL MONDO - A sud del Gottardo sono ben pochi quelli che lo conoscono, ma quando si parla dei giovani talenti attivi nell’automobilismo sportivo a livello mondiale, non si può non citare Fredy Barth. Il 31enne di origini losannessi, ora residente a Zurigo, corre nel più alto campionato mondiale delle vetture da turismo, il WTCC. Un bel salto di qualità rispetto alle Seat Leon Supercopa ed Eurocup disputate in precedenza: “Qui ho la possibilità di combattere fianco a fianco con grandi piloti. Ci sono auto più veloci al mondo, ma nessuna categoria è più difficile e combattuta di questa. E poi anche il pubblico ha la sua parte, perché a fare a sportellate e a lottare per un posto durante una staccata sono le auto che uno può guidare tutti giorni.”
UN GIRO IN PISTA? CERTO! - Beh, più o meno… Perché la Seat Leon di questo campionato ha si ca. 300 cavali (quindi praticamente come il modello di serie) ma la sua preparazione richiede 250 ore di lavoro ed il costo finale si assesta su 250’000€! In men che non si dica mi ritrovo sul sedile del passeggero dell’auto di Kozlowskyi saldamente attaccato con le cinture a quattro punti, mentre Fredy siede sul sedile del alla mia sinistra: si inizia un giro del circuito da Boavista di Porto, nel nord del Portogallo. I 4,8 km del circuito cittadino, che già ospitò in passato la Formula 1, scorrono molto veloci. È sempre emozionante correre a oltre 200 all’ora sui rettilinei e vedere aggredire i cordoli uscendo a qualche centimetro dai massici guard-rail che delimitano la pista. Le curve cieche fanno il resto. Termina quasi troppo presto il giro, che per fortuna siamo riusciti a documentare su video (clicca qui per vederlo) grazie all’aiuto dell’Autoblog di Stefan Lüscher.
I PRIMI RISULTATI - Ma questi tre giorni che Fredy ha già trascorso a Porto, come sono andati? “Alti e bassi. Il set-up della macchina c'é, e anche il nuovo motore (un 1.6 turbo introdotto per obbligo del regolamento, N.d.R) sembra finalmente funzionare. Il sesto posto nelle prove libere ci ha incoraggiato parecchio, durante le qualificazioni ho invece mancato la “top ten” per soli 9 centesimii!!” Questo, per Fredy, significa non poter partire in cima, poiché la classifica dei primi dieci viene invertita nella partenza della prima gara.
SEAT SWISS RACING E IL TEAM SUNRED - È quindi giunta l’ora di ficcanasare nel paddock e nei box del team Sunred, allestiti con tende improvvisate poiché su un circuito senza infrastrutture fisse. Il Team che gestisce le sei Seat Leon private impiega quasi 60 persone tra meccanici, ingegneri e catering. Un altro numero che impressiona sono i pezzi di ricambio che vengono trasferiti di volta in volta: 4'500 a macchina!
Ora che l’unico costruttore ufficiale presente nel campionato è la Chevrolet, essere un privato non è per niente facile. “Una grande mano me la da la SEAT Swiss Racing: oltre a mettere a disposizione gran parte del budget mi garantisce anche un’ampia visibilità e fa molta promozione del mio nome che mi permette quindi di cercare nuovi sponsor. Senza di loro, potrei anche stare a casa!”
SENZA PELI SULLA LINGUA - Fredy Barth è proprio così: schietto, sincero, diretto; senza alcun pelo sulla lingua. Chi lo vede (e sente) per la prima volta potrebbe quasi rimaner spiazzato. Perché è una di quelle persone che non si fa problemi a dire che “il pubblico e gli sponsor sono un supporto molto importante, ma che senza il budget non si va da nessuna parte”, o ancora quando ti dice, senza troppa diplomazia, cosa ne pensa del tal concorrente. Ma sempre con un fondo argomentativo e di seria sincerità. Allo stesso modo in cui ammira altri, con i quali lui stesso vorrebbe “poter fare qualche giro di pista assieme per imparare i loro trucchi e capire cosa fanno meglio di me”. L’aggettivo che gli si addice di più? Combattivo. Una caratteristica sviluppatasi notevolmente a 19 anni quando gli si diagnosticò un cancro ai linfonodi, dal quale fortunatamente riuscì a guarire. “Mi ha segnato parecchio, e oggi faccio di tutto per sostenere chi si trova in questa situazione che ben conosco sostenendo la fondazione “Kind un Krebs”.
LE GARE DOMENICALI – La prima, ve lo diciamo subito, è stata molto sfortunata. Già alla prima chicane del primo giro, il giovane spagnolo Villa su BMW ha toccato Fredy facendolo uscire di pista (manovra, questa, che a Villa sono costate 5 posizioni sulla griglia di partenza della gara successiva). Con la tenacia di sempre si dirige ai box, dove gli abili meccanici riparano l’auto durante la gara, giusto in tempo per rientrare e fare un unico giro (l’ultimo) per verificare che sia tutto a posto. Magra consolazione, per gli svizzeri presenti, che il connazionale Alain Menu ha vinto la gara. La seconda è stata invece davvero emozionante e combattuta. Partito tredicesimo, il nostro Fredy è riuscito a concludere decimo, conquistando quindi un punto da accumulare nella classifica. Una gara molto spettacolare anche nelle prime file, data dall’esuberanza dell’italiano Stefano d’Aste.
CON L’AMARO IN BOCCA – Ha un sapore amaro, alla domenica sera, il resoconto del week-end portoghese. È stato conquistato un punto importante, ma come ci dice lui stesso “avremmo potuto fare meglio: le prove libere ed i riscaldamenti sono andati benissimo, tanto da raggiungere il sesto posto, le qualifiche mi sono andate storte per solo nove centesimi e nella prima gara sono stato buttato fuori, quando nell’unico giro che ho completato ho piazzato il settimo miglior tempo.” Sono aspetti che ti fanno capirà la potenzialità che avrebbe il pilota elvetico, se solo avesse a disposizione i mezzi giusti e se la sorte stesse dalla sua parte. L’auto è relativamente nuova e la concorrenza è spesso avanti, ma siamo sicuri che in con il tempo anche Fredy Barth riuscirà a mettersi in mostra. La sua tenacia e la sua caparbietà saranno sicuramente dalla sua parte, come tutto il suo folto gruppo di sostenitori. In bocca al lupo Fredy!
Benjiamin Albertalli









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