In gara ibride, elettriche, a idrogeno: è la Dakar del futuro

La mobilità a basse emissioni presente nel rally più importante del mondo
I motori termici rappresentano ormai il passato della mobilità e anche gli organizzatori della Dakar se ne sono accorti. La più famosa gara di rally al mondo, iniziata sabato a Gedda in Arabia Saudita, ha così inserito tra le vetture partecipanti alcuni prototipi a basse o zero emissioni, riservando loro la categoria T1-U: l’obiettivo degli organizzatori e della Fia, la Federazione Internazionale dell’Automobile, è quella di far partecipare a partire dal 2030 solo auto a bassissime emissioni.
Tra le vetture in gara una delle più attese è l’Audi RSQ e-tron, al debutto assoluto in una competizione dopo una lunga serie di test: è mossa da due motori elettrici derivati dalla e-tron Feo7 di Formula E, a cui si aggiunge una terza unità che agisce da generatore per la ricarica della batteria, compito al quale contribuisce anche un motore termico quattro cilindri turbo a iniezione diretta benzina. La chicca, per Audi, è composta dal gruppo di piloti: Stephane Peterhansel (14 Dakar vinte), Carlos Sainz (3) e Matias Ekstrom. Curiosità anche per la Thunder, l’auto alimentata a bioetanolo Gen2 - carburante ottenuto dagli scarti di paglia e materiale boschivo - costruita dal pilota Guerlain Chicherit, una vettura a zero emissioni capace di sviluppare 340 Cv e 1.000 Nm di coppia.
In attesa della categoria T5-U, l’Hino 600 correrà nella T5 riservata ai camion: si tratta di un ibrido con motore diesel da 8.866cc sei cilindri in linea accompagnato da un’unità ibrida in grado di portare la potenza sopra i 1.000 Cv e la coppia a 2.430 Nm. Fuori classifica è invece l’altro camion ibrido di questa Dakar, l’H2 Racing Truck del gruppo Gaussin: disegnato da Pininfarina è mosso da due motori a idrogeno da 300 kW ciascuno.




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