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È un Miyazaki che dice addio

AL CINEMAÈ un Miyazaki che dice addio

04.01.24 - 06:30
"Il ragazzo e l'airone" arriva a dieci anni dall'uscita dell'ultimo lavoro del maestro dello Studio Ghibli
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È un Miyazaki che dice addio
"Il ragazzo e l'airone" arriva a dieci anni dall'uscita dell'ultimo lavoro del maestro dello Studio Ghibli

All'apparenza semplice, con pochi personaggi e una trama chiara fin da subito. Dall'alto dei suoi 82 anni, Hayao Miyazaki ci regala un viaggio - probabilmente l'ultimo - in un mondo fantastico e nostalgico, per ricordare tutto quello che è stato e che non sarà più e la dura verità che in ogni suo capolavoro non è mai mancata: per quanto possa far male, la realtà è una e non la si può cambiare.

"Il ragazzo e l'airone", in uscita oggi nelle sale ticinesi, racconta la storia del giovane Mahito e del lutto per la morte di sua madre, uccisa in un bombardamento degli Alleati su Tokyo nel 1943. Il ragazzo si trasferirà negli anni a seguire nella casa di infanzia della sua mamma insieme a suo padre e lì vivrà con la zia, decisa a prendere il ruolo materno della sorella deceduta.

Intorno a Mahito tutto accade, senza però che lui abbia la possibilità di decidere per sé stesso. "Troppo" giovane, sono sempre infatti gli adulti a prendere le decisioni per lui, che non per forza sono sempre quelle giuste. Come il non poter davvero prendere le distanze da quella guerra che ha portato via ciò che aveva di più caro, costretto a vederla, seppur lontano dai combattimenti, dalla sua finestra, sotto forma degli affari del padre.

Con l'incontro però di un airone parlante e la scoperta di una torre abbandonata, portale per un mondo magico, Mahito potrà dimostrare che non sono sempre i più grandi ad avere le ossa - adulti che anzi tendono a guardare il passato con paura e di conseguenza a rifiutarlo, allontanandolo il più possibile da loro stessi. Ma che senza i più piccoli, senza quel tocco in più di fantasia, non si potrebbe uscire nemmeno dai momenti più bui.

Nel suo viaggio, Mahito incontrerà personaggi bizzarri, piccoli mostri e situazioni che - se siete fan dello Studio Ghibli o più in particolare di Miyazaki - vi faranno immergere nella nostalgia, come se tutti i capolavori del realizzatore giapponese si fondessero in uno, dando la sensazione di una piccola rimpatriata. Insieme a loro, il giovane muoverà i suoi primi veri passi sulla strada del lutto, ritrovando una madre inaspettata e un legame in cui non credeva si sarebbe mai più imbattuto, ridisegnando quella linea interrotta tra dolore e presente, e tra morte e futuro.

È decisamente un film che prende posto nella mente, si appoggia nei pensieri come fossero un salotto e scava, nonostante e a causa della sua semplicità, sotto i nervi e la pelle. Invita alla riflessione, a pensare ciò che c'era e a fermarsi, ma solo per prendere fiato abbastanza per reagire.

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