L'ebola continua a diffondersi in Congo, oltre 400 morti

L'allerta internazionale è massima e la mancanza di un vaccino complica la gestione della crisi in corso.
KINSHASA - L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha causato oltre 400 vittime, secondo gli ultimi dati e continua a diffondersi con un caso recentemente confermato a Kisangani, un'importante città del nord-est situata a quasi 600 chilometri dall'epicentro della crisi. Complessivamente sono stati registrati 438 decessi e 1.406 casi, con un tasso di letalità del 31,2 per cento, secondo l'Istituto nazionale di Sanità pubblica (Insp) congolese.
Negli ultimi 50 anni, Ebola ha ucciso più di 15'000 persone in Africa. L'epidemia più letale nel territorio congolese ha causato quasi 2'300 vittime su 3.500 casi registrati tra il 2018 e il 2020.
La 17esima epidemia, dichiarata ufficialmente nel Paese africano lo scorso 15 maggio, è causata dal virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini. L'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha lanciato un'allerta internazionale e sono in fase di preparazione studi clinici.
L'epicentro della crisi sanitaria - la cui reale portata rimane difficile da valutare - si trova nella provincia dell'Ituri (che conta il 91,2 per cento dei casi e l'83,6 per cento dei decessi), al confine con il Sud Sudan e l'Uganda; qui sono stati registrati 20 casi, inclusi due decessi. Il virus è presente anche nelle province limitrofe del Kivu del Nord e del Kivu del Sud, ma quest'ultima dal 26 maggio non registra nuovi casi confermati.




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