Sedavano le proprie partner e poi le stupravano: smantellata rete internazionale di abusi

Identificati 156 tra vittime e sospetti grazie a un’operazione internazionale contro le aggressioni sessuali facilitate da droghe.
AMBURGO - Prima le drogavano, poi approfittavano del loro stato di incoscienza per violentarle. Un fenomeno tutt’altro che isolato emerso da un’operazione internazionale coordinata da Europol che ha portato all’identificazione di 156 persone tra vittime e presunti autori di aggressioni sessuali facilitate dalla somministrazione di sostanze. Un modus operandi al centro di un'operazione internazionale - il progetto Medusa - guidata dal Bundeskriminalamt e dal Landeskriminalamt di Amburgo, nonché dalle forze dell'ordine del Regno Unito, con la partecipazione di Brasile, Canada, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Spagna, Stati Uniti ed Europol.
L'operazione si è concentrata in particolare sui casi di DFSA (Drug-Facilitated Sexual Assault ossia violenza sessuale facilitata da sostanze) avvenuti all'interno di relazioni intime o di coppia, con un'attenzione specifica al ruolo delle comunità online misogine nella diffusione e nella normalizzazione di questi reati. E oltre all'identificazione di autori e vittime ha portato all'individuazione di quattro nuove comunità online misogine.
Dal 22 al 24 giugno, 29 investigatori si sono riuniti presso la sede della National Crime Agency (NCA) a Londra. Qui hanno collaborato per identificare autori dei reati, vittime, gruppi misogini online e nuovi filoni investigativi nell'ambito del Progetto Medusa, lanciato nell'aprile del 2026. Iniziativa che mira a contrastare e smantellare le reti online che favoriscono la somministrazione di sostanze per facilitare aggressioni sessuali (DFSA, Drug-Facilitated Sexual Assault), rafforzando al contempo le strategie di cooperazione internazionale per l'indagine e il perseguimento di questi reati.
Il Progetto Medusa
Alla base c'è la consapevolezza che molte aggressioni sessuali facilitate dalla somministrazione di sostanze non siano episodi isolati, ma vengano alimentate e normalizzate all'interno di comunità online. Su forum, piattaforme e gruppi di chat chiusi, gli autori si scambiano esperienze, consigli e materiale, contribuendo a creare una rete che favorisce questo tipo di violenza. Le vittime sono quasi esclusivamente donne e, in molti casi, gli abusi si protraggono per mesi o addirittura anni. A perpetrare le violenze sono spesso persone che godono della fiducia della vittima o che ricoprono una posizione di autorità, sfruttando questo rapporto per agire indisturbate. Dalla nascita del progetto, nell'aprile 2026, le indagini coordinate dai Paesi partecipanti hanno già portato a 57 arresti, all'identificazione e alla messa in sicurezza di 158 vittime e all'apertura di 113 procedimenti investigativi.
Oggettivazione e disumanizzazione delle vittime
Gli investigatori hanno inoltre scoperto reti online nelle quali gli autori oggettivano e disumanizzano le vittime. Attraverso servizi di messaggistica crittografata, forum e gruppi di chat chiusi, si scambiano esperienze, normalizzano comportamenti abusivi, facilitano il traffico illecito di farmaci soggetti a prescrizione e sostanze stupefacenti e coordinano attività criminali. Le conversazioni analizzate mostrano una pianificazione dettagliata delle aggressioni, il reciproco incoraggiamento a commettere i reati e la condivisione di materiale relativo agli abusi. Secondo Europol, questi elementi dimostrano che non si tratta di episodi isolati, ma di un modello di criminalità organizzata e interconnessa.
Oltre ai reati di stupro o aggressione sessuale, le indagini riguardano anche accuse di lesioni personali gravi e tentato omicidio, poiché sia la somministrazione di sostanze sedative a un'altra persona sia la violenza sessuale costituiscono reati penali.
Segnalare i reati
Europol invita inoltre chiunque disponga di informazioni su un reato in fase di preparazione o già commesso, oppure ne sia vittima, a contattare le autorità di polizia locali o nazionali, che coinvolgeranno Europol qualora necessario.




Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!