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COREA DEL SUD

Richiesta la pena di morte per l'ex presidente Yoon

La richiesta di sanzione esemplare è maturata dopo la lunga ricostruzione probatoria di 11 ore del team di procuratori speciali. La sentenza è attesa in febbraio
Imago
Fonte Ats Ans
Richiesta la pena di morte per l'ex presidente Yoon
La richiesta di sanzione esemplare è maturata dopo la lunga ricostruzione probatoria di 11 ore del team di procuratori speciali. La sentenza è attesa in febbraio

SEUL - La condanna a morte per punire la "distruzione" di "preziosi valori costituzionali", come la democrazia e lo stato di diritto, aggravata poi dalla "assoluta assenza di rimorsi": la procura speciale di Seul ha calato la sua scure contro l'ex presidente Yoon Suk-yeol, finito sul banco degli imputati per la sua maldestra dichiarazione di legge marziale, tentata e fallita a dicembre del 2024.

Richiesta che arriva dopo 11 ore - La richiesta di sanzione esemplare è maturata dopo la lunga ricostruzione probatoria di 11 ore del team di procuratori speciali, nell'udienza fiume tenuta dinanzi alla Central District Court di Seul. Malgrado la pena capitale sia presente nell'ordinamento giudiziario di Seul, è congelata per la moratoria di fatto in vigore dal 1997. Anche se condannato, Yoon potrebbe vedere come avvenuto in passato la pena capitale commutata in ergastolo o condonata, diventando però il terzo presidente sudcoreano dichiarato colpevole di insurrezione, dopo i due leader militari legati al colpo di Stato del 1979, Chun Doo-hwan e Roh Tae-woo.

«A capo di un piano» - L'ex presidente conservatore è stato descritto come "il capo" di un piano che aveva "il chiaro obiettivo di rimanere al potere a lungo prendendo il controllo della magistratura e del Parlamento", ha accusato il procuratore speciale aggiunto Park Eok-su. Il 3 dicembre del 2024, Yoon, ex potente procuratore nazionale diventato popolare per l'intransigenza contro il malaffare, innescò una delle peggiori crisi politiche della giovane democrazia sudcoreana con la sospensione delle funzioni governative e l'invio dei militari in Parlamento. Il tentativo fallì per la drammatica resistenza dei deputati asserragliati nella sede dell'Assemblea nazionale, impegnati a votare l'annullamento della legge marziale.

Il primo presidente in carica a essere arrestato - Yoon è diventato il primo presidente in carica a essere arrestato a gennaio del 2025, fino alla rimozione di aprile con la procedura di impeachment approvata dalla Corte costituzionale su iniziativa del Parlamento. Durante il processo ha respinto ogni addebito e ha sostenuto che lo scopo della dichiarazione era di informare l'opinione pubblica che la nazione era in crisi, con gli affari di Stato paralizzati "dall'interferenza e dal blocco parlamentare" dell'allora principale forza di opposizione, il Partito Democratico, ora al potere.

Lunga arringa difensiva - Nella giornata processuale c'è stata la lunga arringa difensiva dei legali di Yoon, segnata da argomentazioni teatrali: l'ex presidente è stato paragonato a grandi figure storiche perseguite e ingiustamente condannate, come Galileo Galilei e Giordano Bruno, sulla base del mantra che "la maggioranza non sempre rivela la verità". La pubblica accusa ha chiesto, tra l'altro, l'ergastolo per l'ex ministro della Difesa, Kim Yong-hyun, per "un ruolo chiave avuto nell'insurrezione", 20 anni di carcere per l'ex capo dell'Agenzia nazionale di polizia Cho Ji-ho e 15 anni per l'ex numero uno della polizia metropolitana di Seul, Kim Bong-sik.

La Cheong Wa Dae, la Blue House ridiventata con l'attuale presidente Lee Jae-myung la sede ufficiale della massima carica istituzionale sudcoreana, ha riferito di aspettarsi un verdetto «in conformità con la legge e i principi, in un modo che soddisfi le aspettative del pubblico». La sentenza contro Yoon, protagonista della pagina più buia del Paese nei 40 anni dalla fine della dittatura militare, è attesa a febbraio.

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