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RUSSIA«Le proteste sono finite. Non c'è più nulla da documentare».

24.11.22 - 06:30
Un nuovo rapporto di Amnesty international racconta le condizioni precarie in cui lavorano i giornalisti russi
Afp
«Le proteste sono finite. Non c'è più nulla da documentare».
Un nuovo rapporto di Amnesty international racconta le condizioni precarie in cui lavorano i giornalisti russi

MOSCA - Non ci sono più proteste. Basta uscire di casa con l'intenzione di opporsi alla politica, al governo, per essere arrestati. È la realtà che è andata creandosi in Russia negli ultimi dieci anni, con leggi che non tutelano più il diritto di manifestare, ma acconsentono a repressioni violente nei confronti dei cittadini che intendono dire la propria. E che, in particolare, impediscono ai giornalisti di riportare sulle pagine di cronaca gli eventi considerati "disturbanti" dal Cremlino.

Un nuovo rapporto di Amnesy international racconta le leggi, i giorni di carcere e le multe da pagare solo per aver esercitato il proprio lavoro.

Siamo nel 2012. Sono i giorni della Rivoluzione bianca. Attivisti e giornalisti sostengono che durante le elezioni presidenziali si siano verificati dei brogli. Centinaia di migliaia di persone si riuniscono in segno di protesta. Avvengono degli scontri con la polizia. In centinaia vengono arrestati, tra questi c'è anche Alexei Navalny.

Secondo il rapporto di Amnesty "Russia: You will be arrested anyway" - Verrai arrestato in ogni caso - il 2012 è stato un anno particolarmente decisivo nell'insorgere di nuove politiche oppressive in fatto di libertà di opinione e di espressione, anche se già dal 2002, con la prima salita al potere di Vladimir Putin, le autorità russe avevano già cominciato a limitare il diritto alla protesta pacifica e a penalizzare sempre più coloro che cercano di esercitarlo.

Nel corso degli ultimi anni, recita il testo, è stato creato un sistema legislativo ad hoc, che non guarda solo a chi protesta, ma interferisce anche nel lavoro di chi documenta i movimenti di protesta ed è la voce della libertà di espressione.

«La legge impone ai giornalisti che partecipano alle proteste di indossare credenziali chiaramente visibili di un rappresentante dei mass media». E la polizia avanza sempre più richieste tra cui il presentare lettere di incarico redazionale o passaporti da parte degli operatori dei media che seguono le assemblee pubbliche. Ai media viene anche "richiesto" di non partecipare alle proteste e diversi giornalisti sono stati arrestati prima, durante e dopo le manifestazioni di cui avevano o intendevano scrivere.

«In molti casi, gli arresti sono stati eseguiti con una forza eccessiva e illegale, che potrebbe equivalere a tortura e altri maltrattamenti». Una delle domande a cui si è sottoposti una volta arrestati si legge nel rapporto è: «Quando sei uscito di casa, non sapevi ci sarebbe stata una manifestazione?».

Dall'inizio della guerra d'invasione in Ucraina la situazione si è ulteriormente inasprita. Solo nel mese di febbraio, stando al sindacato dei giornalisti e dei lavoratori dei media decine di giornalisti sono stati arrestati e almeno sei hanno dovuto trascorrere un mese dietro le sbarre. 

«Il sei marzo una giornalista di "It's my city" stava riprendendo una protesta in cui degli agenti di polizia stavano picchiando un manifestante utilizzando i manganelli. Un agente le ha detto di non ostacolare il loro lavoro e l'ha spintonata. Il video mostra chiaramente che si trovava abbastanza distante dal tafferuglio da non ostacolare i "lavori"». Sempre il sindacato scrive: «Le proteste sono finite. Non c'è più nulla da documentare».

COMMENTI
 
Arcadia7494 1 sett fa su tio
Suissefarmer, aldilà delle parole, ciò che conta ê l'essenza, la sostanza. Nei paesi occidentali ci sono tanti diritti come mai in passato, questo è innegabile. Pensa ad esempioalle minoranze o agli stranieri. Noi ci lamentiamo spesso ma se ci fermiamo a riflettere sappiamo che è così. Quando poi leggiamo notizie come questa sopra l’unica cosa che possiamo fare è apprezzare il nostro mondo. E’ chiaro che il mio è un ragionamento a livello di paese, di regione, perché la perfezione non esiste ed individui infelici, che sono o si sentono vessati o discriminati, ci sono anche da noi.
Nikko 1 sett fa su tio
Ecco i veri nazisti! E con tutto l’armamentario, purtroppo aggiornato 100 anni dopo, da usare sia contro i dissidenti, sia contro altre persone, semplicemente colpevoli di usare il proprio cervello: bugie grossolane, realtà manipolate, manganelli, prigioni, esecuzioni a ripetizione, veleno al posto dell’olio di ricino, epidemia di suicidati illustri, ecc…
Arcadia7494 1 sett fa su tio
I russi hanno intrapreso una strada senza ritorno, c’ê da scommetterci. Questi per i prossimi 50 anni non vedranno più la luce.
Matan 2 sett fa su tio
Obiettivo di tutte le superpotenze, Russia e Cina ci riescono molto bene in questo. Ultimamente si sente qualche rivolta in cina, spero che prima o poi i vari governi del mondo ritornano ad essere comandati dal popolo e non viceversa.
Arcadia7494 1 sett fa su tio
"obiettivo di tutte le superpotenze"? E poi "essere comandati dal popolo"? Ma lasciamo stare le utopie, ciò che serve è che si instaurino governi democratici, che rispettino i diritti dei cittadini ,come succede da noi. E chi nega che da noi sia cosi ê solo un complottista a cui augurerei di vivere 10 anni in un paese dove le libertà sono davvero negate.
Suissefarmer 1 sett fa su tio
la.democrazia non esiste, e l'unica che gli si avvicina e la svizzera. come pure il comunismo, nessuno si avvicina alla vera essenza della parola
Matan 1 sett fa su tio
Scusa Arcadia Leggo solo adesso. Quindi dici che è un'utopia che qui in europa ci possa essere una dittatura, cavolo la storia insegna qualcos'altro, e gli errori sono spesso ciclici. Io mettevo l'attenzione, al fatto che non bisogna ricascarci, se tutti pensano che qui non può accadere, nessuno fa attenzione, e può darsi che mi troverò in un paese dove non c'è libertà, anche senza spostarmi. Comunque non poter esprimere liberamente una opignone personale senza essere etichettati come complottisti... e una limitazione della libertà, non grave ma un inizio.
seo56 2 sett fa su tio
Non per niente é stato definito uno stato terrorista! Chi sostiene Putin e la sua politica sono criminali!
Matan 2 sett fa su tio
Mai sostenuto, ma come ha agito subdolamente gli Usa, non sono nemmeno dalla loro parte.
Johari 2 sett fa su tio
Qualcuno ricorda che la Russia, attualmente, è un Paese in guerra nei confronti del quale sono state elevate oltre 10000 sanzioni? Bisognerebbe forse stendere un tappeto rosso? La libertà di espressione manca da anni e se ci si fa caso, non solo in Russia, ma non se ne parla (esempio Vietnam, Cina). Questa non è di certo una novità e non è una notizia. Perché non si parla dell'Ucraina dove non appena il presidente è entrato in carica ha chiuso radio e televisioni e messo fuori legge partiti d'opposizione? Non se ne parla perché a coloro che oggi si lamentano, fino a ieri non interessava.
CHGordola 2 sett fa su tio
L'unico che si sta lamentando sei tu Johari.
Talos63 2 sett fa su tio
Quando la verità fa male si cerca sempre di spostare le colpe e il discorso su altri, vero? Vietnam e Cina si sa che sono un regime totalitario e li dicono anche, la Russia invece lo nega, anzi accusa l’Occidente di essere nazista e si professa liberatrice dalle oppressioni …
seo56 2 sett fa su tio
Eccolo qua un propagandista russo 🤢
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