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La presidentessa di Tsai Ing-wen, davanti a un'arma antiaerea.
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TAIWAN
05.10.2021 - 14:450

Gli stormi di Pechino che ghermiscono Taiwan, ecco cosa potrebbe esserci dietro

Con almeno 150 aerei negli ultimi giorni, l'esperto: «Una scelta strategica per logorare e tenere alta la pressione»

TAIPEI - Un weekend e un inizio settimana con gli occhi rivolti al cielo, quello dell'esercito di Taiwan dopo una lunga serie di incursioni aeree da parte di jet e bombardieri dell'aviazione cinese. Una doppia serie questo fine settimana e una nuova tornata fra lunedì e martedì ha portato qualcosa come 150 velivoli, alcuni con capacità nucleari e anti-sottomarine, a sconfinare nei cieli della micronazione.

Una manovra, quella di Pechino, calibrata attentamente e che - scrive la CNN - ha evitato l'aerea dello spazio aereo sovrano di Taiwan (ovvero 12 miglia nautiche dalla costa) sconfinando comunque nell'area di Zona d'identificazione di difesa aerea, cosa che - sulla carta - potrebbe portare a una risposta militare. Risposta che, beninteso, non c'è stata malgrado le reiterate accuse di «bullismo» da parte delle autorità di Taipei.

La strategia da parte cinese è chiara: mettere sotto pressione l'isola-nazione, la cui indipendenza è una spina nel fianco dell'ideale di “Grande Cina” di Pechino, senza sparare nemmeno un colpo.

«Si tratta di un'azione ben concepita», commenta l'esperto di sicurezza nell'area Indo-Pacifica Jacob Stokes, «se continuata in maniera costante nell'arco dei prossimi mesi e anni porterà diversi vantaggi: terrà sotto pressione costante Taipei, permetterà ai piloti cinesi di esercitarsi per eventuali scenari futuri e infine logorerà l'aviazione taiwanese, che sarà costretta ad attivarsi per ogni incursione, oltre alla stanchezza e allo stress dei piloti, così facendo fornirà preziose informazioni sui protocolli d'ingaggio».

Se l'obiettivo primario rimane quindi Taiwan, l'azione cinese non nasconde anche una volontà dissuasiva internazionale, soprattutto nei confronti di Stati Uniti e Regno Unito che di recente hanno preso una posizione abbastanza chiara sulle mire espansionistiche marittime della Cina, firmando un accordo (l'Aukus) che - oltre che a umiliare i francesi - ha molto indispettito la Cina.

Perché per Pechino Taiwan è una ferita aperta

Separata dal governo della terraferma dal 1949, dopo la guerra civile che vide la ritirata dei comunisti, la Repubblica di Cina (questo il nome ufficiale di Taiwan) resta un chiodo fisso del Partito Comunista Cinese e quindi di Pechino. Questo soprattutto nell'ottica di ricostituire la “Grande Cina“ auspicata da Xi Jinping nel segno dell'omogeneità culturale. Al momento, sempre per bocca del presidente, l'uso della forza militare «non è escluso».

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