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FRANCIA
26.09.2020 - 13:380
Aggiornamento : 14:59

Attacco a Parigi, l'aggressore: «Non sopportavo le caricature di Maometto»

Il 18enne pachistano ha «riconosciuto» e «rivendicato» il suo atto. Pensava di attaccare Charlie Hebdo

PARIGI - Il pachistano di 18 anni che ieri con una mannaia ha ferito due persone davanti la vecchia sede di Charlie Hebdo ha confessato di averlo fatto perché «non sopportava le caricature del profeta Maometto» pubblicate di nuovo di recente dal giornale satirico.

Il pachistano Alì H. secondo le fonti dell'inchiesta, ha «riconosciuto» e «rivendicato» il suo atto. Stando a informazioni ottenute dalla tv BFM, l'uomo - del quale è stato prolungato lo stato di fermo - riconosce «una dimensione politica della sua azione».

Pensava di attaccare Charlie Hebdo - L'attentatore ha dichiarato agli inquirenti che pensava di agire contro la redazione di Charlie Hebdo, che invece si è trasferita in un luogo segreto e ultraprotetto da ormai 4 anni.

Lo rivelano fonti dell'inchiesta a Le Parisien. Il pachistano avrebbe dichiarato anche di aver perlustrato a più ripresa la zona prima di passare all'azione e la presenza di una bottiglia di alcool ieri nella sua borsa sarebbe dovuta al suo iniziale progetto di incendiare l'edificio.

Algerino ha tentato di fermarlo - L'algerino fermato ieri dopo l'attentato davanti agli ex locali di Charlie Hebdo, a Parigi, non era un complice dell'assalitore ma un uomo che lo aveva osservato e che ha tentato di fermarlo. Per questo, già ieri sera dopo poche ore di fermo è stato rilasciato.

L'uomo, 33 anni - secondo quanto trapela da fonti dell'inchiesta - è stato osservato discutere animatamente con Alì H. dopo il ferimento delle due vittime a colpi di mannaia. Poi si vede Alì fuggire e l'algerino avviarsi verso la metropolitana.

È lì, alla fermata di Richard Lenoir, che pochi minuti dopo è stato arrestato nonostante avesse spiegato agli agenti di aver provato a fermare l'attentatore. Una tesi poi illustrata con forza, durante le poche ore di fermo, dalla sua legale, Lucie Simon, agli inquirenti.

Secondo l'avvocata, l'algerino «non aveva alcun legame» con l'attentatore. Anzi, avrebbe aggiunto rivolta agli inquirenti, si è comportato «da eroe».

Macron e le famiglie - L'Eliseo ha fatto sapere oggi di aver «preso contatto con le famiglie delle vittime» dell'attentato con la mannaia, per «esprimere sostegno e solidarietà». L'Eliseo ha precisato anche che il presidente Emmanuel Macron, che non ha fatto dichiarazioni ieri, «non si esprimerà sull'episodio».

Visita a sorpresa di Castex - «I nemici della Repubblica non vinceranno»: lo ha detto oggi il primo ministro francese, Jean Castex, dopo l'attentato di ieri.

«Numerosi attentati - ha detto il premier nel corso di una visita alla sede centrale della polizia, in Prefettura - sono sventati regolarmente. Non scopriamo ora la minaccia. Ma quando, nonostante tutto, questi episodi si verificano, la risposta è immediata. È un messaggio molto forte. I nemici della Repubblica non vinceranno».

«Tenevo a venire da voi questa mattina - ha dichiarato rivolto ai poliziotti e al fianco del ministro dell'Interno Gérald Darmanin - per esprimervi il grazie mio e quello del governo».

La visita in Prefettura non era stata annunciata e si è svolta nella massima discrezione, senza presenza di giornalisti. Le parole del premier sono state riferite dal suo entourage.

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