In Francia c'è chi accusa il cinema di essere «in mano all'estrema destra»

La presa di posizione, diretta al gruppo Canal Plus, in una lettera aperta firmata da 600 personalità del mondo del cinema. La replica non è tardata ad arrivare.
LONDRA - Canal Plus, la piattaforma tv e multimedia che è anche il più importante finanziatore del cinema francese, ha annunciato di non voler più collaborare con i firmatari di un testo che denuncia «il controllo sempre più forte dell'estrema destra» sulla settima arte.
Fra i nomi inseriti in questo «indice», note personalità legate al cinema, come Juliette Binoche. Tutto è nato dalla pubblicazione da parte del quotidiano della gauche Libération di una «tribuna» contro il miliardario di destra Vincent Bolloré, il suo impero nella carta stampata e nelle tv e il «crescente controllo dell'estrema destra» sul cinema.
In particolare, si esprime allarme per l'acquisto da parte di Canal Plus della rete di sale cinematografiche UGC. In risposta, il direttore generale di Canal Plus, Maxime Saada, ha annunciato di non avere più «voglia di lavorare con gente che ci tratta come cripto-fascisti».
Questa presa di posizione, annunciata al Festival di Cannes in corso in questi giorni, ha provocato una tempesta di reazioni in Francia. Se Saada non ha precisato i particolari della sua messa al bando di attori, registi e protagonisti del cinema, ci si attendono comunque conseguenze importanti.
Fra i nomi, oltre 600, molti dei quali hanno da sempre espresso a chiare lettere il loro impegno nella gauche, ci sono Juliette Binoche e Anna Mouglalis, oltre a noti artisti come Nina Meurisse, William Lebghil, Rachida Brakni, Charles Berling e il fotografo e regista Raymond Depardon. Maxime Saada ha bollato come «ingiustizia» la tribuna su Libération, che lancia fra l'altro un'allerta su una futura «offensiva ideologica sul contenuto dei film».



