Siamo ancora United by Music?

A vincere l’Eurovision Song Contest 2026 è stata la Bulgaria con “Bangaranga” di Dara, ma i ragazzi europei si sentono ancora uniti dalla musica?
VIENNA - Ieri sera è stata la Bulgaria a vincere l’Eurovision Song Contest 2026 con “Bangaranga” di Dara, mentre l’Italia si è piazzata al quinto posto con la canzone “Per Sempre Sí” di Sal Da Vinci. A Vienna oggi è una giornata malinconica. Nel silenzio di una classica domenica austriaca rimbombano soltanto i suoni dei trolley che, con passo stanco, si dirigono verso l’aeroporto. Dopo la finale del contest musicale più seguito al mondo, in cui più di 160 milioni di persone hanno tenuto gli occhi fissi sullo stesso palco da ogni parte del mondo, è difficile tornare alla normalità. L’Europa sta tornando a casa e, in questo Eurovision così controverso e difficile, mentre anche noi siamo sull’aereo di ritorno per l’Italia, non possiamo fare a meno di chiederci se, nonostante tutto, in qualche modo possiamo davvero dire di esserci sentiti “United by Music”.
Per raccogliere qualche opinione abbiamo deciso di andare all’Eurovision Village, un parco allestito davanti alla Rathaus, dove tantissime persone si erano radunate per assistere alla finalissima dai maxi schermi. Secondo un gruppo di ragazze italiane, l’Eurovision mostrerebbe soltanto una finta unione, superficiale e temporanea, in cui all’apparenza tutti si vogliono bene per qualche giorno e poi tutto torna come prima. Abbiamo parlato anche con due ragazze slovacche che ci hanno detto che la politica andrebbe assolutamente separata dall’espressione artistica e musicale e che, grazie all’Eurovision, hanno potuto dimenticare per qualche giorno tutto il resto. Il problema è che, anche in questo caso, dimenticarsi dei problemi non è sicuramente la soluzione per essere davvero uniti, ma solo un modo per distrarsi.
Due ragazzi di Vienna ci hanno raccontato che, quando erano piccoli, ricordavano un Eurovision in cui tutti i Paesi sembravano genuinamente uniti, ma che da quando si è scelto di escludere la Russia e mantenere Israele in gara, la situazione è cambiata completamente. Non sopportano che il palco della loro città possa “diventare un mezzo di propaganda” o “un luogo in cui lanciare messaggi che con la musica non c’entrano niente”. Più camminavamo, più la favola del potere universale della musica, capace secondo il motto dell’Eurovision di unire persone anche con idee diverse, iniziava a sgretolarsi. Abbiamo parlato anche con due ragazze greche che pensano che la musica non possa risolvere alcun problema ma che, al massimo, possa aiutarti a conoscere persone di altri Paesi, creare nuovi legami e combattere pregiudizi insensati e razzismo.
In una settimana a Vienna ci siamo fatti tante domande. Non siamo esperti di politica e molto spesso facciamo fatica a capire fino in fondo quello che succede nel mondo. Sarebbe bello poter inseguire davvero il sogno dello slogan “United by Music”: un sogno in cui, indipendentemente dalle idee politiche o dalle opinioni personali, una canzone riesce a mettere tutti d’accordo. Ma è, appunto, solo un sogno, perché basta aprire gli occhi per accorgersi che la realtà è molto più complessa di così. Una cosa però l’abbiamo capita: se rimaniamo uniti, possiamo arrivare ovunque. Se non fossimo rimasti uniti, non saremmo mai riusciti a raccontare questo Eurovision né a raggiungere i nostri obiettivi. Abbiamo parlato con adolescenti che venivano da ogni parte del mondo ed è stato sicuramente un modo di scoprire che in realtà non siamo poi così diversi, e che se veramente lo vogliamo possiamo sentirci tutti parte di una cosa sola.



