Leo dell'Orco, compagno di Armani, rompe il silenzio: «È stata dura»

La vita con il maestri della moda tra amore, lavoro e l’eredità da onorare.
La vita con il maestri della moda tra amore, lavoro e l’eredità da onorare.
MILANO - È un ritratto di Giorgio Armani dolce e carico di emozione quello che Leo dell'Orco ha proposto oggi sulle pagine del Corriere della Sera. Compagno di vita e di lavoro per oltre quarant’anni, Dell’Orco rompe con discrezione la sua riservatezza alla vigilia della prima sfilata senza Armani, spiegando come sta affrontando il vuoto lasciato dal fondatore della maison.
Il lutto, racconta, è stato durissimo soprattutto durante i due mesi della malattia: Armani aveva capito che non ce l’avrebbe fatta e gli confidava di non avere più voglia di lottare. «Andavo a dormire la sera non sapendo se lo avrei trovato il mattino dopo. Ha capito subito che questa volta non ce l’avrebbe fatta. Mi diceva: “non ho più voglia, non ho più voglia”. E io gli rispondevo “No, Giorgio, no. Devi essere forte”. È stata dura».
Oggi Dell’Orco dice di stare bene, di essere sereno, anche se non entra più nell’appartamento di Giorgio, lasciato intatto. «In casa, al secondo piano, ho lasciato tutto com’era e sto dalla mia parte. Dalla sua non entro. Non ho toccato nulla. Da quel giorno. Non mi va. Al terzo piano, quello in comune, ci sono i suoi gatti, i suoi pappagalli e il merlo».
La responsabilità ora è tutta sulle sue spalle e su quelle di Silvana Armani: lei guiderà le collezioni donna, lui quelle uomo, come deciso dallo stesso stilista prima di morire.
Dell’Orco ripercorre il loro rapporto, fatto di amore, lavoro e confronto diretto. Era uno dei pochi ad avere il coraggio di contraddire Armani sulle scelte creative, dicendogli apertamente “questo non mi piace”. Un rapporto schietto, senza rancori, fondato sulla sincerità, che Armani apprezzava. La loro storia è stata “bella e tosta”, segnata anche da invidie e gelosie, ma sempre solida.
Il racconto torna agli inizi quasi casuali, l’incontro a Milano grazie a un cane: «Incontriamo questo cane che se ne andava in giro da solo. Cerchiamo il padrone, era Giorgio. Ci ringrazia e ci invita a bere a casa sua perché abitava lì vicini. Abbiamo accettato ma il mio amico Gabriele mi ha detto “Ma sai chi è lui? Giorgio?”. Lo guardai stupito: “No, chi è?”. Siamo andati su abbiamo chiacchierato. Poi due giorni dopo lo incontrammo in macchina, in viale Montenero. Erano i primi di settembre e così ci chiese se ci andava di sfilare per lui dandoci appuntamento il sabato, alle 10 in corso Venezia. “Nudi tutti e due!” ci disse Irene quando arrivammo. Ora sorrido a quell’imbarazzo: ci siamo spogliati e abbiamo cominciato a provare gli abiti. Da lì siamo andati anche a Firenze per lo show».
E poi il primo lavoro come modello, l’abbandono del posto fisso alla Snam per entrare negli uffici Armani e crescere professionalmente accanto a lui. Dell’Orco ricorda anche il dolore per la morte di Sergio Galeotti e la forza con cui Armani seppe reagire.
Ora la sfida è andare avanti senza di lui. La prima sfilata uomo sarà nel segno della continuità, con qualche libertà creativa, ma nel massimo rispetto dell’eredità lasciata dal fondatore. “Nessuno potrà diventare Giorgio Armani”, dice, “ma siamo stati allenati bene”.
Dell’Orco parla infine della loro vita privata, sobria e abitudinaria, dell’amore per Milano, dello sport, degli amici selezionati, dei gesti d’affetto mai ostentati. Armani, racconta, era orgoglioso del diamante che lui gli regalò e che portava sempre con sé. Oggi sente il peso della responsabilità, ma anche la forza di un’eredità condivisa: portare avanti il nome Armani senza tradirne lo spirito.







