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Pagare per spaccare tutto: entriamo in una “rage room”

Il costo può variare da 90 a 500 dollari. Tutto dipende da cosa si vuole distruggere.
Pagare per spaccare tutto: entriamo in una “rage room”
Smash Room
Pagare per spaccare tutto: entriamo in una “rage room”
Il costo può variare da 90 a 500 dollari. Tutto dipende da cosa si vuole distruggere.
NEW YORK - Pagare per distruggere oggetti con le proprie mani. Quella che qualche anno fa era considerata una stravaganza, un’idea bizzarra di qualche imprenditore, oggi in tutti gli Stati Uniti è diventato un business in conti...

NEW YORK - Pagare per distruggere oggetti con le proprie mani. Quella che qualche anno fa era considerata una stravaganza, un’idea bizzarra di qualche imprenditore, oggi in tutti gli Stati Uniti è diventato un business in continua crescita. 

Ci sono due nomi, significativi entrambi, per definire questa "industria": si parla di "rage room", le stanze della rabbia, o "smash room", le stanze della distruzione, i luoghi dove appunto è legale frantumare bicchieri, stampanti, televisioni, computer, tavoli, ad esempio.

Su Google, con una semplice ricerca, si possono trovare locali in tantissime città del Paese. Gli stati della California e di New York stanno conoscendo un boom. «Noi abbiamo iniziato durante la pandemia - ci ha racconta Q Vessel, fondatore e proprietario di uno di questi centri, nel Bronx, a New York -. Con la chiusura imposta per motivi sanitari, la vita di tutti è cambiata. Abitudini stravolte, contatti sociali al minimo. Fuori, per strada, la violenza invece aumentava. Così abbiamo dato vita a Raze Up, un ambiente che, nelle nostre idee, doveva essere considerato dalla gente come uno spazio sicuro». Vessel ci dice che la quota per partecipare può variare da 90 a 500 dollari. Questa ampia forbice dipende dagli oggetti che si vogliono distruggere, ma anche dal numero di persone nella prenotazione: si può andare in solitaria, ovviamente, ma spesso è anche un modo per vivere una esperienza di gruppo. Nella cifra è compresa anche la tuta e la visiera da indossare come protezione. 

«Quella delle rage room non è un fenomeno recentissimo, ma se ne sta parlando tanto oggi perché si inserisce all’interno del dibattito sulla sanità mentale dell’individuo - continua Vessel - Certo non può sostituire una terapia, ma è uno degli strumenti a disposizione». Sfogare il nervoso in sicurezza, liberare i risentimenti, prendendosela contro gli oggetti, per essere poi calmi nella vita reale, dove la combinazione di rabbia e armi rendono le strade americane tra le più pericolose in Occidente.  

«A noi piace parlare di Smash Terapy, terapia della distruzione. I clienti di Raze Up, pensate, sono soprattutto insegnanti, perché fanno un lavoro con tante frustrazioni, e coppie, che rinforzano il legame e costruiscono nuove energie rompendo bicchieri e strumenti di elettronica». Secondo Vessel, chi critica questo approccio, considerandolo violento e non etico, ragiona solo sulla teoria, invece di provare a vivere l’esperienza. “In questi anni, ho parlato con molti clienti che mi hanno confessato che venire da noi è stata una buona decisione per combattere l’ansia, per tenere a freno l’ira e non sfogarla contro parenti e amici. Ribadisco - ci dice ancora l’imprenditore - che non può essere considerata una terapia a sé stante, ma un tassello che, insieme ad altri, aiuta a lavorare sulle proprie emozioni». E le persone sembrano dargli ragione, visto che gli appassionati delle rage room crescono di giorno in giorno. 

 

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