Donna uccisa a Piacenza, per la procura «non è un femminicidio»

Polemica sul capo d'imputazione, «negata la violenza maschile»
PIACENZA - Omicidio aggravato, ma non femminicidio. È questa l'accusa che formula la procura di Piacenza per Hako Vitanov, arrestato venerdì dopo che ha confessato ai carabinieri di aver ucciso la moglie, Milena. Secondo la procuratrice capo di Piacenza «non è un femminicidio, non c'è nessuna prevaricazione della vittima in quanto donna da parte del marito». Il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe da ricercare in un contesto di disperazione familiare. Parole che hanno sollevato polemica con il Coordinamento dei centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna che contesta la ricostruzione della procura e parla di un mancato riconoscimento della violenza maschile.
Il fatto è successo venerdì pomeriggio, quando l'uomo, 59 anni, ha chiamato i soccorsi, dicendo di aver ucciso la moglie, di 56 anni. I carabinieri hanno trovato il corpo della donna vicino a una chiazza di sangue e a un coltello, nell'appartamento dove la famiglia, di origine macedone, viveva con i figli. Il marito è stato rintracciato dopo qualche ora al cimitero di Piacenza, dove è sepolto uno dei figli della coppia. È stato immediatamente arrestato e portato in carcere.
Sulle modalità con le quali è avvenuto il delitto ci sono, insomma, ben pochi dubbi. Le indagini della procura si sono così concentrate più sul contorno nel quale è maturato. Giungendo alla conclusione, spiegata dalla procuratrice Grazia Pradella, di non contestare l'aggravante di femminicidio. «Non si tratta di femminicidio - ha detto Pradella - perché è un atto di disperazione familiare, abbiamo riscontrato dei comportamenti disturbati da parte della vittima connessa alla morte di un figlio, nessuna prevaricazione della vittima in quanto donna da parte del marito, ma solo tanta sofferenza. Il che non esclude la gravità del fatto, ma non è corretto connotarlo come un femminicidio».
Parole che non hanno mancato di suscitare polemiche. La ricostruzione della procura è stata contestata dal Coordinamento dei Centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna. «Quello di Milena Vitanova - scrivono - è un femminicidio. Non sono le fragilità della vittima a spiegare la violenza maschile che colpisce spesso le donne più vulnerabili. Ci troviamo davanti, ancora, come accadde per il femminicidio di Sofia Stefani (la vigilessa uccisa a Bologna, ndr), ad un mancato riconoscimento del fenomeno della violenza maschile contro le donne. Escludere una preordinata deliberazione dell'autore di violenza rispetto ad un gesto connesso alla condotta della donna, ha il valore di renderla corresponsabile».




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