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IRLANDA DEL NORD
11.05.2021 - 18:190

È stata una strage di persone «interamente innocenti»

Si è conclusa l'inchiesta sull'uccisione di 10 civili a Ballymurphy da parte dell'esercito britannico

Annunciato il verdetto, famiglie e amici delle vittime sono scoppiati in lacrime (di sollievo) e abbracci

BELFAST - La giustizia britannica ha riconosciuto oggi le colpe dell'esercito di Sua Maestà in uno fatti di sangue più simbolici e tragici della storia dell'Irlanda del Nord: l'uccisione a colpi d'arma da fuoco di 10 persone avvenuta nell'agosto 1971 a Ballymurphy.

Si trattò di un uso «sproporzionato» della forza, ha stabilito infine - a conclusione di una inchiesta 'storica' - la giudice Siobhan Keegan, coroner della Belfast Crown Court.

L'inchiesta, iniziata nel 2018, e protrattasi per un totale di 100 udienze con l'audizione di circa 150 testimoni fra ex soldati, civili e periti, ha permesso alla corte di attribuire nove delle 10 vittime al fuoco dei militari, con un margine di dubbio residuo solo per un decimo individuo caduto nei tre giorni di violenza, terrore e caotiche sparatorie a raffica scatenatesi quell'estate. E di escludere invece l'asserito coinvolgimento di paramilitari o guerriglieri.

La condanna simbolica dei responsabili in divisa, seppure a scoppio ritardato e senza conseguenze al momento per i reduci superstiti, è stata accolta in aula dall'applauso liberatorio di familiari delle vittime e attivisti. Fra i morti, vi fu padre Hugh Mullan, parroco allora 38enne della chiesa finita al centro della vicenda. Con lui altri otto uomini e una donna di età compresa fra 19 e 49 anni, colpiti come bersagli indifesi in quattro diversi momenti e in altrettanti punti del quartiere.

Siobhan Keegan ha sottolineato come la sua indagine sia stata la più lunga e approfondita finora condotta in Irlanda del Nord sulle macchie cruente di un passato che non passa. E ha ricordato come quell'episodio abbia rappresentato per decenni motivo di «desolazione» per le famiglie di chi perse la vita.

Immediato, da Dublino, il commento positivo del ministro degli Esteri irlandese, Simon Coveney, che ha parlato di «immenso sollievo» di fronte a una sentenza che «rende giustizia alle famiglie» e ai loro proclami d'innocenza sulla memoria dei propri cari, la cui «uccisione fu ingiustificata». Una giustizia che «ciascuna famiglia colpita dal conflitto» ha diritto di avere anche a distanza di tempo, ha insistito Coveney. 

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