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La nuova tassa sui cani che fa tanto discutere: «Ennesima stangata»

Nel Cantone si registra un aumento medio di 40 franchi, tra chi difende la misura e chi la definisce «discriminatoria».
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La nuova tassa sui cani che fa tanto discutere: «Ennesima stangata»
Nel Cantone si registra un aumento medio di 40 franchi, tra chi difende la misura e chi la definisce «discriminatoria».

BELLINZONA - Come prevedibile, la nuova tassa sui cani sta facendo discutere. In queste settimane sono diversi i cittadini che stanno ricevendo dai rispettivi Municipi la comunicazione del già annunciato aumento, approvato il 27 ottobre 2025 insieme alla nuova Legge sulla protezione degli animali. E ora non mancano le critiche da parte da chi, ancora una volta, si ritrova di fatto a dover fare i conti con l’ennesimo rincaro.

Concretamente, si parla di un aumento di 40 franchi a cane. E se fino a dicembre scorso la tassa media cantonale si attestava a circa 71.50 franchi per cane - variabile a seconda di razza e comune - con la riforma, la forchetta sale tra 75 e 125 franchi. Di questi, 40 franchi andranno al Cantone (con entrate stimate in circa 500mila franchi) per finanziare in particolare l’Ente unico e le strutture interne, mentre 25 franchi confluiranno nel Fondo per il soccorso degli animali.

A S.Antonino, per esempio, la tassa è passata da 70 a 110 franchi. Di questi, 65 finiranno nelle casse cantonali (25 franchi per il Fondo soccorso animali e 40 per l’ente unico). «In pratica - ci viene detto dalla Cancelleria comunale - per il Comune la quota è rimasta invariata a 65 franchi». Eppure, solo nel 2021 la tassa era ferma a 50 franchi, suddivisa equamente tra Cantone e Comune, adeguata nel 2023 a causa «dei sempre maggiori costi a carico del Municipio tra aumento dei cestini appositi e costo del personale». Per quanto riguarda Locarno, l’aumento è stato di 25 franchi per tutte le fasce tariffarie. Per il 2026 le tariffe sono fissate a 125 franchi per i cani di razze soggette a restrizioni; 100 franchi per gli stessi cani se appartenenti a beneficiari AVS; 100 franchi per tutti gli altri cani; e 75 franchi per questi ultimi se i proprietari sono beneficiari AVS. A Lugano, non è ancora noto l’ammontare preciso dell’aumento: al 2025 la tassa era pari a 75 franchi, ma verosimilmente salirà tra i 115 e i 125 franchi. A Stabio, dove la tassa era stabile dal 2014, si è passati da 75 agli attuali 115 franchi, di cui solo 50 restano al Comune.

A cosa servono i contributi - Per capire meglio a cosa serviranno questi contributi abbiamo bussato alla porta di Emanuele Besomi, presidente della Società protezione animali di Bellinzona, coinvolta nel progetto. «Attualmente - spiega - siamo ancora all’inizio del processo. A grandi linee, a livello cantonale si è deciso di istituire un ente per il soccorso agli animali». Perché? «La legge sui cani prevede già da anni che i Comuni debbano occuparsi degli animali randagi (ovvero quei cani o quei gatti scappati di casa sprovvisti di segni di riconoscimento, quali chip o collarini) sul proprio territorio e, più in generale, di tutto ciò che riguarda la detenzione degli animali: controlli, verifiche, catture di animali scappati e così via».

Il problema, prosegue, è che «nessun Comune in Ticino si è mai dotato di un rifugio né di personale specializzato nella cattura e nella gestione degli animali. Si è sempre fatto affidamento sulle associazioni, che hanno svolto questo ruolo. Ma si tratta di associazioni di diritto privato senza scopo di lucro, che non ricevono finanziamenti statali». Insomma, un tempo si faceva molto affidamento sul volontariato. «Le esigenze erano minori, mentre oggi contiamo oltre 34.000 cani in Ticino, quasi 35.000, su una popolazione di 350.000 abitanti. È il secondo cantone in Svizzera per densità di cani rispetto agli abitanti». Una situazione che ha spinto, già nel 2022, le società di protezione animali a chiedere una presa a carico del problema. «Il Cantone, dopo le necessarie analisi, si è reso conto che esiste un rischio concreto: quello che queste associazioni possano smettere di esistere». Le conseguenze potrebbero essere serie: «se, per esempio, da un giorno all’altro a Bellinzona o a Locarno si decidesse di interrompere gli interventi - per motivi economici o per mancanza di volontari o personale - il Cantone si troverebbe scoperto. I Municipi dovrebbero intervenire, ma non sono pronti né attrezzati». Da qui la decisione di istituire un ente unico, con il compito di coordinare e organizzare il soccorso agli animali, finanziato anche tramite la tassa sui cani.

Un servizio per il soccorso degli animali - Ma come funzionerà concretamente il servizio? «Il privato, per il proprio animale, potrà attivare il soccorso: arriverà un veicolo attrezzato per intervenire e la prestazione sarà a pagamento. In sostanza, il sistema ricalcherà quello delle ambulanze: il servizio esiste grazie anche al finanziamento pubblico, ma le prestazioni vengono comunque fatturate. Allo stesso modo, il Cantone garantirà l’esistenza del servizio tramite una parte della tassa, ma gli interventi ai privati resteranno a pagamento». In fondo, osserva Besomi, è già così oggigiorno: «Se un cane scappa e viene recuperato, portato al rifugio, identificato tramite microchip e restituito al proprietario, l’intervento viene pagato». Il servizio è pensato anche per gli organi di primo intervento, i Comuni e gli altri enti di soccorso. La differenza è sostanziale: «Attualmente le associazioni possono decidere in qualsiasi momento di smettere, perché non hanno obblighi. Il Cantone vuole evitare proprio questo scenario».

Una tassa dal retrogusto amaro - Resta il fatto che il finanziamento di questi servizi grava unicamente sui proprietari di cani. Una scelta che aveva già sollevato perplessità tra le fila del PLR. Simona Genini, deputata in Gran Consiglio, continua a ritenerla problematica: «Colpisce solo i proprietari di cani ma genera benefici anche per chi possiede altri animali», osserva a tio.ch. «È una disparità di trattamento che difficilmente reggerà a un ricorso fino alle istanze superiori». Genini riconosce tuttavia le difficoltà dell’Esecutivo: «Capisco la posizione del Governo, chiamato a trovare risparmi e nuove entrate». Ma ribadisce: «L’obiettivo della legge è condivisibile, il problema è che viene finanziato imponendo un onere arbitrario a un gruppo ristretto. Una soluzione più equa dovrà essere trovata». E conclude: «In Ticino paghiamo una mancanza di chiarezza che dura dal 2008: è normale che tra i proprietari di cani ci sia frustrazione. Sulla qualità dei servizi, però, è giusto concedere ancora un po’ di tempo alle autorità, visto che la riforma è recente».

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