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Il giudice Mauro Ermani, presidente del Tribunale penale cantonale
CANTONE
05.10.2020 - 16:570

«Quel "WhatsApp" può configurarsi come reato penale»

Il Gruppo formato da tre deputati ha segnalato la vicenda con una raccomandata al Ministero Pubblico

BELLINZONA - Il WhatsApp inviato dal Giudice Mauro Ermani, presidente del Tribunale penale cantonale (TPC), al Procuratore generale Andrea Pagani potrebbe, secondo il Gruppo MPS-POP-Indipendenti, «configurarsi come un reato penale».

Nella raccomandata inviata oggi al Ministero Pubblico, i deputati Matteo Pronzini, Simona Arigoni e Angelica Lepori, segnalano e sottopongono alla Procura per una verifica il messaggino, di cui Tio.ch ha dato notizia venerdì. E che nella versione confermata dallo stesso Ermani aveva il seguente tenore: «La X pare sia andata bene. Se me la rubi trattamela bene. Se no ricomincio a parlare male di voi». 

Il “WhatsApp” fa riferimento a una collaboratrice di Ermani al TPC che, ricorda l’MPS, «è candidata per il concorso di procuratrice penale ed in quei giorni era stata sentita dalla relativa commissione d’esperti. E a giudizio di Ermani l’audizione era andata bene».

Secondo la segnalazione, «vista la funzione di Ermani, presidente del TPC, a nostro parere tale SMS al Procuratore Generale, riprendendo le parole dell’avvocato Filippo Gianoni al Caffè del 4 ottobre: “Non solo è inopportuno ma pericoloso”; e, aggiungiamo può configurarsi come un reato penale».

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