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CONFINEFermati con armi nel Suv targato Svizzera. Forse stavano scortando un boss mafioso

23.10.23 - 20:17
Nel mezzo erano state trovate armi, munizioni e droga. Gli uomini erano finiti in carcere a Como
Questura di Como
Fonte La Provincia di Como
Fermati con armi nel Suv targato Svizzera. Forse stavano scortando un boss mafioso
Nel mezzo erano state trovate armi, munizioni e droga. Gli uomini erano finiti in carcere a Como

COMO - I tre turchi bloccati due settimane fa a Como mentre erano al volante di un Suv con targa Zurigo, sarebbero legati a un ricercato internazionale. Secondo quanto riportato dal quotidiano comasco “La Provincia di Como” infatti sembrerebbe che l'auto fosse di scorta a quella di un boss della mafia turca, diretto in Svizzera.

L'uomo era già stato in passato incarcerato a Rimini lo scorso anno e poi liberato, sempre secondo quanto riferito dal quotidiano comasco. Un’ipotesi questa che sarebbe emersa dagli accertamenti svolti dagli investigatori dal momento del fermo avvenuto il 5 ottobre. 

Con ogni probabilità, il presunto boss mafioso nella notte tra il 5 e il 6 ottobre scorso percorreva, scortato, le strade di Como diretto verso la Svizzera, secondo "La Provincia di Como".

Nel dettaglio, come ricostruito dalla questura lariana al tempo del fermo, verso le 5.30 del 5 ottobre, una volante della Polizia di Stato, durante un posto di controllo in viale Innocenzo, aveva intimato l’alt al SUV con a bordo i tre uomini e, dal controllo dei documenti negli archivi elettronici del Ministero dell’Interno, non era emerso nulla. 

Tuttavia, durante una prima ispezione del veicolo, era stato rinvenuto un piccolo quantitativo di sostanza stupefacente del tipo marijuana.

L’atteggiamento molto insofferente degli occupanti, che non parlavano e non comprendevano la lingua italiana, aveva fatto insospettire i poliziotti che avevano deciso di portare auto e persone in questura e procedere a un controllo più accurato. 

E proprio dalla perquisizione effettuata sul veicolo, poi sequestrato, erano state rinvenute le armi, le munizioni e la droga. E per loro si erano aperte le porte del carcere del Bassone di Como. 

 

 

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