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CANTONE / VATICANO

Fondi vaticani, le "carte di Lugano" per chiarire lo scandalo

I documenti potrebbero portare a una svolta nelle indagini sul caso del "palazzo di Londra".
keystone (archivio)
Fondi vaticani, le "carte di Lugano" per chiarire lo scandalo
I documenti potrebbero portare a una svolta nelle indagini sul caso del "palazzo di Londra".
Nella sentenza del Tribunale federale: «I danni arrecati al patrimonio della Segreteria di Stato sono attualmente quantificabili in non meno di 300 milioni di euro»
LUGANO - Il Tribunale federale ha concesso al Vaticano di accedere alla "carte di Lugano". Papa Francesco, quindi, può continuare la sua lotta per andare a fondo sulle transazioni finanziarie al centro di uno scandalo (che resta presunto) rela...

LUGANO - Il Tribunale federale ha concesso al Vaticano di accedere alla "carte di Lugano". Papa Francesco, quindi, può continuare la sua lotta per andare a fondo sulle transazioni finanziarie al centro di uno scandalo (che resta presunto) relativo alla gestione dei fondi della segreteria di Stato.

Il via libera del Tf, stando all'Huffington Post, è arrivato dopo il rifiuto da parte della fiduciaria Az Swiss and Partners.

La vicenda (soprannominata del "palazzo di Londra") è complessa e fa seguito allo scandalo della dubbia compravendita di un immobile a Sloane avenue, a Londra.

Aria di riforma - Per questo scandalo il pontefice ha deciso di togliere alla Segreteria di Stato la cassa finora gestita autonomamente, trasferendo i fondi sotto l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) e suggerendo di «uscire al più presto» dall’investimento londinese. Insomma, in quel della Santa Sede tira aria di riforma.

Entrare in possesso dei "documenti di Lugano" non è stato semplice. Ciò perché Az Swiss and Partners non sembrava intenzionata a inoltrare tutte le carte.

Danni per oltre 300 milioni di euro - Il Vaticano aveva specificato le sue motivazioni attraverso la rogatoria, che è stata ripresa nella sentenza: «Appare inspiegabile il fatto che, a fronte di liquidità disponibili presso la banca M. per oltre 450 milioni di euro e concesse in pegno alla banca, la Segreteria di Stato abbia fatto ricorso ad un finanziamento...».

E ancora, nella sentenza: «Dopo aver fornito i dettagli delle tre fasi sopraelencate, l’autorità rogante afferma che “allo stato delle indagini i danni arrecati al patrimonio della Segreteria di Stato per effetto delle condotte distrattive sopra descritte, risultano di importo ingente (attualmente quantificabili in non meno di 300 milioni di euro)"...».

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