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Disposti a tutto per perdere peso, anche a morire

Vengono chiamate “fat prison” (prigioni per grassi) e chi ci entra lo fa per dimagrire, a ogni costo. Fra chi è entusiasta, e chi ha pagato un caro prezzo, si torna a parlare di questa controversa istituzione cinese.
Vengono chiamate “fat prison” (prigioni per grassi) e chi ci entra lo fa per dimagrire, a ogni costo. Fra chi è entusiasta, e chi ha pagato un caro prezzo, si torna a parlare di questa controversa istituzione cinese.

Più simile a una prigione che a un centro dimagrimento, la clinica di Guangzhou, circondata da alti muri in cemento, cancelli d'acciaio e cavi elettrici, è diventata famosa per le sue rigidissime sessioni di allenamento che dovrebbero far perdere molti chili in appena un mese di tempo.

Fa parte di un sistema di cliniche, denominate fat camp o prigioni del grasso, con le quali il governo cinese vuole combattere il fenomeno dell'obesità, ormai drammaticamente diffusa nel Paese.

Imago/XinhuaUn gruppo di uomini impegnati negli allenamenti di un camp per persone obese a Houzhou.

Uno ogni due è sovrappeso - Più della metà della popolazione adulta è classificata come in sovrappeso o affetto da obesità e secondo un rapporto della Commissione sanitaria nazionale la cifra potrebbe aumentare a due terzi entro il 2030. Tra le cause del fenomeno vi è l'adozione di uno stile di vita occidentale, più sedentario e influenzato dalle campagne di marketing condotte delle grandi aziende del settore alimentare.

Nelle grandi città, dove si concentra la maggioranza della popolazione, il problema è più accentuato, e la mancanza di provvedimenti al riguardo ha spinto i più giovani a rivolgersi al mercato dei cibi processati e ricchi di zuccheri. Già nel 2014, si stimava che il 17% dei ragazzi e il 9% delle ragazze delle grandi metropoli cinesi fossero obesi, mentre trent'anni fa le persone che soffrivano di questa patologia erano meno dell'1%.

Dal 2024, il governo di Pechino ha deciso di adottare delle misure drastiche per cercare di limitare il problema, avviando dei programmi di approfondimento sulla corretta alimentazione nelle scuole, ripristinando l'uso della bilancia negli alberghi, avviando un programma porta a porta per sensibilizzare sui rischi dell'obesità e offrendo dei bonus nella busta paga.

Imago/XinhuaStudenti delle medie partecipano a un campo «per il controllo del peso corporeo» nella città di Houzhou.

Le mie prigioni - Come raccontato da Il Fatto Quotidiano, la Galaxy Magnet C. di Chengdu, una azienda leader nel settore del fitness, ha stanziato duecentomila yuan di bonus per i dipendenti che devono perdere peso, e altri incentivi per chi non deve dimagrire ma si impegna a seguire un programma di fitness aziendale. Le cliniche per il dimagrimento rientrano perfettamente in questo programma, e promettono, a costo di duri sacrifici, di perdere i chili in eccesso.

Sul Daily Mail, la ventottenne australiana Tl Huang ha raccontato la sua esperienza in una di queste fat camp che le era stata fortemente raccomandata dalla madre. La donna ha raccontato di aver dovuto pesarsi sia la mattina che la sera, di aver partecipato, per quasi un mese, a diverse sessioni di esercizio fisico intensivo e di aver alloggiato in un dormitorio con dei letti a castello.

I partecipanti spendono diverse centinaia di dollari per potersi iscrivere a questi programmi per la perdita di peso, e la Huang stessa ha pagato oltre seicento dollari per poter soggiornare in quella di Guangzhou: «È stato un buon affare per me - ha raccontato la donna al tabloid britannico Daily Mail - ed era più conveniente del mio affitto a Melbourne. Volevo perdere peso e ricominciare la mia routine con abitudini migliori».

La Huang, infatti, aveva vissuto una vita frenetica «viaggiando a tempo pieno tra la Cina e il Giappone, nutrendomi solo di pasti a domicilio e svegliandomi con orari molto diversi. La differenza tra la vita reale e la prigione del grasso era molto evidente». La routine della donna prevedeva di svegliarsi intorno alle 7.30 per prendere parte alla sessione di aerobica mattutina per poi dedicarsi ai pesi dopo la colazione. Dopo il pranzo, invece, vi era la sessione di spin e un circuito ad alta intensità.

Imago/UPI PhotoUna trainer incita le partecipanti di un evento, sponsorizzato da Nike, a Pechino.

«No pain, no gain!» - Per la Huang, il bilancio finale è stato comunque molto positivo, avendo la donna perso 6Kg in quattro settimane ed essendosi fatta delle nuove conoscenze negli alloggi in comune: «Ho lottato con la consapevolezza di dovermi allenare per tre o quattro ore al giorno per ventotto giorni, ed è stato un grande impegno mentale (…) ma sono stata più attiva e consapevole dei cibi che mangio».

«Il proposito è quello di camminare di più ed essere attiva ogni giorno», ha raccontato al Daily Mail. La donna ha condiviso con i follower la sua esperienza all'interno del campo e ha mostrato ogni aspetto della vita nel centro di dimagrimento dal quale, come detto, non si può uscire per tutta la durata del percorso dimagrante. Nonostante le sessioni di allenamento fossero molto dure, la Huang ha dichiarato che gli istruttori non fossero molto severi e invitassero «le persone a fare una pausa se erano in difficoltà o rimanessero senza fiato durante gli allenamenti».

Anche i pasti, pur essendo le porzioni molto ridotte, erano caratterizzati da una certa varietà e comprendevano cibi come i gamberi con le verdure, l'anatra al peperoncino e pollo brasato con riso nero, mentre la colazione consisteva solitamente in uova e verdure.

Imago/XinhuaStudenti assaggiano diversi cibi salutari, in un laboratorio voluto dal governo per promuovere un'alimentazione corretta e variegata.

Un entusiasmo non condiviso - I video pubblicati dalla donna hanno suscitato delle reazioni contrastanti tra le persone, e se in tanti si sono complimentati con lei per la sua forza di volontà, definendola “un esempio”, molte altre si sono dette certe che ciò che stava facendo non era del tutto salutare.

«Il tuo dolore e la tua frustrazione sono così evidenti. Un mese è molto tempo e questo è molto intenso per chiunque, specialmente per chi si trova in un Paese nuovo» ha commentato qualcuno, mentre un altro utente ha aggiunto «tipo un milione di medici potrebbero confermarti che questo non è affatto salutare».

«Purtroppo se entri in campi come questo vuol dire che rimetti peso appena esci, e a volte anche di più, a meno che tu non riesca a tenere il passo con tutta l'attività fisica che hai fatto lì» ha sostenuto un altro suo follower.

Rimarcando il fatto che un dimagrimento ottenuto in tempi troppo rapidi, e limitando eccessivamente il cibo, non ha effetti duraturi nel tempo. Anche la Huang ha confermato il fatto che questa esperienza non sia per tutti, ma “uscire da quel posto è stato liberatorio e gratificante perché ho raggiunto l'obiettivo che mi ero data. È tutta una questione di prospettiva”.

Se l'esperienza della Huang al centro di Guangzhou è stata sostanzialmente positiva dato che, pur in presenza di personale di sorveglianza e di ritmi scanditi in maniera militaresca, la donna ha ottenuto il risultato sperato. In tanti, però, rimangono scettici riguardo a questo tipo di esperienza, che sembra normalizzare un approccio alla perdita di peso fin troppo duro e punitivo.

L'organizzazione militaresca di questi fat camp, con le sfiancanti sessioni di attività fisica e le porzioni di cibo contingentato, può spingere le persone a pensare che l'obiettivo finale sia la perdita di peso e non acquisire un giusto stile di vita.

Imago/Upi PhotoStudentesse impegnate nella corsa, durante una lezione di educazione fisica in una scuola di Pechino.

(forse) Morta per provare a dimagrire - E delle conoscenze legate a una corretta alimentazione, in modo che il dimagrimento, seppur lento, sia duraturo e consapevole. Di come queste cliniche del dimagrimento possano avere anche degli effetti negativi sulla salute fisica e mentale delle persone se ne è avuta prova nel 2023, quando una giovane influencer di ventuno anni di nome Cuihua è morta dopo aver frequentato una clinica simile per risolvere i suoi problemi di peso.

La giovane, che partiva da un peso di 156kg, voleva essere un esempio per le migliaia di follower che la seguivano su Doyuin, il TikTok cinese, e per tale motivo si era iscritta a uno di questi programmi, dando conto dei duri allenamenti cardio e ad alta intensità e della dieta ferrea che seguiva, fin troppo povera e limitata nelle porzioni per chi doveva sostenere delle sessioni di allenamento così impegnative.

Della ragazza si erano poi perse le tracce fino a quando si è diffusa la notizia che fosse morta. I genitori avevano condiviso sul social cinese un messaggio che invitava le persone «a non farsi fuorviare da individui malintenzionati», ringraziando i follower per il sostegno.

Secondo la Cnn la Cnr News, legata al partito comunista cinese, aveva, all'epoca, tentato di occultare la vicenda che getta sicuramente discredito sui metodi utilizzati nei fat camp, giudicati da molti esperti come assolutamente antiscientifici e pericolosi. Dalle notizie circolate online sembra che la ragazza si fosse sentita male durante una sessione d'allenamento e che, ricoverata poi in ospedale, fosse deceduta poco dopo.


Appendice 1

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Imago/XinhuaUn gruppo di uomini impegnati negli allenamenti di un camp per persone obese a Houzhou.

Imago/XinhuaStudenti delle medie partecipano a un campo «per il controllo del peso corporeo» nella città di Houzhou.

Imago/XinhuaUn McDonalds di Pechino.

Imago/UPI PhotoUna trainer incita le partecipanti di un evento, sponsorizzato da Nike, a Pechino.

Imago/XinhuaStudenti assaggiano diversi cibi salutari, in un laboratorio voluto dal governo per promuovere un'alimentazione corretta e variegata.

Imago/Upi PhotoStudentesse impegnate nella corsa, durante una lezione di educazione fisica in una scuola di Pechino.

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