Il Festival salva le scenografie iconiche: soddisfazione e critiche di "Don’t Touch the Screen"

Il Comitato accoglie positivamente la scelta del Locarno Film Festival di preservare le scenografie, ma solleva dubbi sulla trasparenza delle procedure decisionali.
LOCARNO - Esprime soddisfazione il Comitato “Don’t Touch the Screen”, nata per scongiurare la sostituzione del celebre impianto scenico di Piazza Grande per la decisione del Locarno Film Festival di voler conservare le architetture temporanee concepite da Livio Vacchini e Aurelio Arnaboldi. Le strutture verranno valorizzate nell’ambito di un progetto di sviluppo delle infrastrutture selezionato tramite concorso.
Una volontà messa nero su bianco nella “Carta interna sulle strutture temporanee del Locarno Film Festival”, documento pubblicato sul sito del Festival e che impegna gli organi dell’istituzione a garantire trasparenza, partecipazione e dibattito pubblico nelle scelte con forte impatto culturale e identitario.
«Con soddisfazione prendiamo atto che il Festival ha invertito la rotta riconoscendo il valore culturale rappresentato dalle strutture temporanee che determinano la dimensione urbana del Festival», afferma il Comitato promotore della petizione, sottoscritta da 9.402 persone. «Grazie a questo passo, l’ecosistema Schermo Vacchini potrà essere ritrovato già nella prossima edizione 2026».
Il Comitato precisa tuttavia di non essere stato coinvolto nella decisione di adottare la Carta né nella sua stesura. Pur riconoscendo che i contenuti del documento riflettono le istanze della petizione, sottolinea come ciò «conferma l’oggettività e la solidità degli argomenti» sostenuti da una vasta platea di firmatari, tra pubblico, professionisti del cinema e dell’architettura.
Restano inoltre alcune criticità sul piano procedurale. Secondo il Comitato, la Carta non sarebbe stata approvata dall’Assemblea del Festival, contrariamente a quanto indicato online: il documento non sarebbe stato reso consultabile né prima né durante la seduta del 27 maggio 2026, durante la quale il Consiglio di amministrazione si sarebbe limitato a informare dell’esistenza del testo senza sottoporlo a votazione.
Con l’adozione della Carta, il Festival «onora, almeno in parte, gli impegni assunti nel settembre 2025», avviando una revisione del proprio sistema di governance. Il Comitato riconosce al Consiglio di amministrazione il merito di aver intrapreso «un’autocritica sincera» rispetto ai limiti di una struttura organizzativa «sempre più manageriale, compartimentata e piramidale», che rischierebbe di sacrificare valori culturali e identitari a favore dell’efficienza finanziaria.
Il Festival ha annunciato un concorso di architettura ad invito, ma il Comitato evidenzia la complessità di una procedura destinata a svilupparsi nel tempo, in parallelo con l’evoluzione tecnologica e strategica della manifestazione.
Pur non essendo stato coinvolto nella preparazione del concorso né nella scelta della giuria, il Comitato indica alcuni principi ritenuti fondamentali: l’accompagnamento del processo da parte di figure specialistiche; l’adozione di modalità che favoriscano il dialogo e l’evoluzione condivisa del progetto; la composizione di una giuria indipendente e multidisciplinare; la formazione di gruppi di lavoro interdisciplinari; e la selezione dei progettisti sulla base della capacità di interpretare, con competenza e sensibilità, l’approccio emerso dal dibattito pubblico, orientato alla conservazione e valorizzazione delle strutture esistenti.



