60enne in isolamento a Milano: era passato anche da Lugano

Il risultato dei test è arrivato giovedì mattina: l'uomo risulta negativo e non è mai stato contagioso
MILANO - È passato anche da Lugano il cittadino britannico di 60 anni che dalla sera di martedì 12 maggio si trova in isolamento all’ospedale Sacco di Milano, dopo essere risultato tra i contatti a rischio del focolaio di Hantavirus ceppo Andes registrato sulla nave Hondius.
Viaggio insieme alla 69enne morta
L’uomo aveva viaggiato il 25 aprile su un volo di quattro ore dalla sua isola a Johannesburg, in Sudafrica, seduto a poca distanza da una 69enne olandese, ornitologa, poi deceduta, e da un’altra persona risultata tra gli undici contagiati (otto confermati) finora segnalati. Il bilancio del focolaio conta tre decessi: due coniugi olandesi e una donna tedesca morta a bordo il 2 maggio.
«Era seduta nel posto 13C, il caso contatto al 14B e il signore britannico al 15F», ha spiegato l’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso, facendo il punto davanti al Sacco.
I campioni prelevati al sessantenne e al connazionale cinquantenne che lo accompagnava sono stati analizzati nella notte, spiega il quotidiano italiano Il Giorno. Alle cinque del mattino è arrivato l’esito: entrambi negativi non solo all’Hantavirus, ma anche ad altre patologie respiratorie. «Questo vuol dire che il paziente non è contagioso e non lo è stato sinora», ha chiarito Andrea Gori, primario al Sacco e direttore del Ceremi. «Nessuno di coloro che ha incontrato, toccato, salutato in Italia può essere a rischio», ha ribadito Bertolaso.
Il giro d'Italia, poi l'intervento dei sanitari
Nei 17 giorni di vacanza il 60enne ha letteralmente visitato mezza Italia: prima Roma, poi Pompei, la Costiera amalfitana, quindi Firenze, Cinque Terre, Pisa e altre località toscane. In seguito Milano con escursioni in giornata a Como e Lugano. Quindi è scattato l'intervento delle autorità.
Il sessantenne è stato rintracciato poche ore dopo l’alert delle autorità sanitarie britanniche, arrivato martedì «alle 14.14 – ha spiegato Bertolaso –. Quando abbiamo capito che era a Milano abbiamo attivato la Questura: alle 18 avevamo il B&B, alle 20 è rientrato, alle 20.30 l’ambulanza è partita dal Sacco» per trasferire in isolamento i due uomini.
Sull’alert ritenuto tardivo, Bertolaso ha dichiarato: «Ne chiederemo conto alle autorità britanniche e all’Oms». L’assessore ha comunque escluso scenari allarmanti: l’Hantavirus Andes «non è il Covid e nemmeno Ebola. La situazione è assolutamente sotto controllo, non ci sono rischi per la popolazione».
Sotto osservazione fino al 6 giugno
Resta tuttavia l’attenzione sull’incubazione: «L’unico problema epidemiologico è la lunghezza dell’intervallo in cui chi si infetta può sviluppare sintomi», ha spiegato Gori, indicando un periodo massimo di 42 giorni. Per il paziente britannico la scadenza è fissata al 6 giugno: fino ad allora resterà sotto osservazione, con test settimanali in assenza di sintomi. Il suo accompagnatore, invece, «in base alle indicazioni dell’Oms e del ministero, è libero di tornarsene a casa».



