Lavoro, a Lugano 828 disoccupati

Il tasso di chi è senza impiego è rimasto invariato rispetto al 2024. Fra i quartieri più colpiti ci sono anche Gandria, Loreto e Besso.
LUGANO - Ottocentoventotto disoccupati. A Lugano è questo il numero di chi non ha un impiego (i dati si riferiscono al 2025 e sono stati elaborati dal Servizio Statistica Urbana della Città, basandosi sulle rilevazioni della Segreteria di Stato dell’Economia (SECO) presso gli Uffici regionali di collocamento). Il tasso di disoccupazione si attesta al 2.0%, ed è rimasto invariato rispetto a fine 2024.
Nel confronto con il contesto cantonale e nazionale, «Lugano ha mostrato un tasso di disoccupazione inferiore» si legge nella nota. A fine 2025, il tasso era del 3.2% nel Canton Ticino e del 3.1% in Svizzera. «Questo risultato evidenzia come il mercato del lavoro della città sia relativamente più stabile, ma occorre tenere conto che i dati urbani possono risentire di specificità locali, non direttamente comparabili con quelli regionali o nazionali».
Più disoccupati fra i maschi - La disoccupazione ha mostrato variazioni diverse per genere: il tasso di disoccupazione maschile era pari al 2.2%, quello femminile all’1.8%. Rispetto all’anno precedente, si osserva una riduzione del tasso di disoccupazione maschile dello 0.2%, mentre un aumento della stessa entità per le donne. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) si è invece attestato all’1.0%, in aumento del 14.0% rispetto all’anno precedente.
I quartieri con più disoccupati: ci sono anche anche Besso e Loreto - L’analisi per quartieri ha rivelato una distribuzione eterogenea: i quartieri con un tasso di disoccupazione sopra il livello globale della Città (2.0%) sono Loreto, Besso, Gandria e Aldesago. Al contrario, quelli con livello sotto il valore di Lugano sono Brè, Carabbia, Cureggia, Davesco-Soragno, Sonvico, Cadro, Carona, Castagnola, Breganzona, Pambio-Noranco, Barbengo, Pazzallo, Viganello, Cassarate e Pregassona.
Maggioranza straniera di persone senza impiego - In base alla nazionalità dei disoccupati, il 58.5% sono stranieri e il 41.5% sono svizzeri. La variazione trimestrale è stata maggiore per gli stranieri (+21.9%), i quali risultano maggiormente impiegati nei lavori stagionali estivi. Allo stesso tempo la variazione trimestrale per gli svizzeri risulta in diminuzione (–0.9%). Anche su base annua si confermano le due tendenze divergenti: +6.6% per gli stranieri e –8.5% per gli svizzeri.
La fascia di età più colpita: 30-34 - A livello anagrafico, la maggior parte di disoccupati (110) si contano nella fascia 30-34, seguono le fasce 60-64 (103), 55-59 (100), 25-29 (96), 45-49 (89), 35-39 (87), 50-54 (87), 40-44 (86), 20-24 (49), 15-19 (18) e 64+ (3).
Rispetto al terzo trimestre 2025, la disoccupazione è aumentata particolarmente tra gli ultra-sessantaquattrenni e nelle fasce 25-29 (+26.3%) e 55-59 (+20.5%), mentre è diminuita nelle classi 15-19 (–18.2%) e 50-54 (–2.2%). Rispetto al quarto trimestre 2024, invece, l’aumento è stato più incisivo tra gli ultra-sessantaquattrenni (+33.3%) e per le fasce 20-24 (+12.2%) e 15-19 (+11.1%), mentre le diminuzioni più significative si sono registrate nelle classi 50-54 (–17.2%), 55-59 (–8.0%) e 30-34 (–3.6%).
Professioni intellettuali e scientifiche le più colpite - In relazione alla professione, il numero di disoccupati maggiore si constata nel personale attivo nelle professioni intellettuali e scientifiche, quindi tra le attività commerciali e servizi, il personale d’ufficio, i dirigenti, le professioni non qualificate, le professioni tecniche intermedie, gli artigiani e operai specializzati, gli addetti di impianti e macchinari e montaggio e gli addetti all’agricoltura, alle foreste e alla pesca. Rispetto al terzo trimestre 2025 sono aumentati particolarmente i disoccupati attivi come artigiani e operai specializzati (+58.1%), gli addetti di impianti, macchinari e montaggio (+33.6%) e il personale attivo nel settore primario (+33.3%). Complessivamente, questi sono i macrosettori con attività stagionale prevalente. Nel confronto con il quarto trimestre 2024, si osserva un aumento significativo per i dirigenti (+17.3%) e le professioni intellettuali e scientifiche (+14.9%).
Più disoccupati fra chi ha il diploma di scuola superiore - Con riferimento al livello di formazione, il 17.5% dei disoccupati iscritti ha completato la scuola media, il 45.4% le scuole superiori, mentre il 37.2% ha un titolo universitario, SUP o politecnico. Rispetto al terzo trimestre 2025, il numero di disoccupati con un titolo di scuola media è aumentato del 22.9%, mentre quello con titolo di scuola superiore e università rispettivamente del 14.1% e del 3.6%. Tale dato dimostra come l’impiego stagionale sia più
frequente tra i lavoratori meno formati.
Nel confronto annuale, diminuiscono del 5.4% i disoccupati con titolo di scuola superiore, mentre aumentano quelli che hanno ultimato le
scuole medie (+0.8%) e quelli con titolo universitario (+2.9%). Relativamente alla durata della disoccupazione, il 59.8% risulta senza lavoro da meno di 6
mesi, il 25.8% da 7 a 12 mesi, mentre il 14.4% da più di un anno. Pertanto, la maggior parte delle persone in cerca di lavoro è disoccupato di breve periodo, mentre i disoccupati di lungo periodo (oltre un anno) sono poco più di un sesto della popolazione disoccupata iscritta agli URC. Nel confronto annuale, diminuiscono del 5.9% i disoccupati da meno di sei mesi e del 5.6% quelli di lungo periodo; aumentano del 20.2% i disoccupati da 7 a 12 mesi.
La disoccupazione di lungo periodo è più intensa tra le donne, gli svizzeri, i lavoratori adulti, gli addetti d’impiantistica, i dirigenti e gli individui con titolo di scuola superiore.



