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CANTONEI tumuli "etruschi" della necropoli di Giubiasco: una prima assoluta per il Ticino

24.11.22 - 12:18
«Le scoperte cambieranno la storia di questa grande area sepolcrale» annuncia il Dipartimento del territorio
Foto D.T.
I tumuli "etruschi" della necropoli di Giubiasco: una prima assoluta per il Ticino
«Le scoperte cambieranno la storia di questa grande area sepolcrale» annuncia il Dipartimento del territorio

GIUBIASCO - Dalla necropoli di Giubiasco arrivano nuove importanti scoperte: dal numero considerevole di sepolture emerse (una trentina) stanno emergendo importanti reperti archeologici. Fra questi - una prima assoluta per il cantone - anche quattro grandi tumuli che rimandano alle famose tombe etrusche note per la struttura a "collina" che racchiudeva sepolture di grande importanza. 

«Se i corredi che accompagnano le tombe finora scavate sono ricchi e interessanti, indice di una popolazione che le vie di transito hanno reso di ceto alto, la grande sorpresa sta proprio nei quattro grandi tumuli presenti» si legge in una nota. 

I tumuli di Giubiasco–Sotto le Vigne verranno aperti in sequenza nei prossimi giorni.

Da inizio Novecento alla fine degli anni ’60 nelle vicinanze dell’area attualmente in corso di scavo da parte dell’Ufficio beni culturali del Dipartimento del territorio sono state messe in luce circa settecento sepolture (di epoca compresa fra età del Bronzo e Romanità), che formano la cosiddetta grande necropoli di Giubiasco.

L’area interessata dall’indagine archeologica attuale è una grande parcella di terreno situata tra il Viale 1814 e Via Ferriere. Il terreno era occupato da una serie di edifici a carattere industriale, demoliti per lasciare spazio alla costruzione di un palazzo residenziale, nel frattempo quasi giunto a tetto. Lo scavo – ancora in corso (si concluderà a fine dicembre 2022) – sta riportando alla luce un numero considerevole di sepolture a inumazione e cremazioni singole da riferire alla prima età del Ferro (VI-V a.C.). 

«Le aspettative su questa scoperta sono grandi e – se confermate – cambieranno la storia di questa grande area sepolcrale, studiata e pubblicata in tre volumi a inizio Duemila dall’Università di Zurigo e dal Museo nazionale svizzero, in collaborazione con l’Ufficio dei beni culturali» si legge ancora nella nota. 

 

 

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