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LOCARNO
12.07.2021 - 06:000
Aggiornamento : 13:43

«Ponte Brolla è una zona idilliaca, ma tra le più pericolose»

Giornata nera ieri nelle acque ticinesi, con un morto a Ponte Brolla e un disperso nel Lago Maggiore.

Nel fiume Maggia, spiega Boris Donda della Commissione Acque sicure, «si possono creare delle forti correnti che possono intrappolare la persona sott'acqua».

LOCARNO - Quello di ieri è il quarto annegamento in un mese nel nostro cantone. Intorno alle 11.30 un 20enne di origini rumene residente in Italia è infatti scomparso in acqua dopo essersi tuffato nel fiume Maggia, nella zona delle gole del Ponte Brolla. Il suo corpo è stato recuperato alle 14. E mentre le cause del tragico evento sono ancora da appurare, risale alla memoria l’annegamento di un 27enne tedesco, deceduto in analoghe circostanze proprio nei pressi della cascata di Ponte Brolla nel 2016.  

Acque insidiose - «A Ponte Brolla ci sono dei punti difficili in cui è meglio non entrare», commenta Boris Donda, Presidente della Commissione cantonale Acque sicure. In alcune gole e anfratti della Maggia si creano delle forti correnti, spiega, «portate d’acqua che possono intrappolare una persona sotto, immobilizzandola. È anche possibile che un forte flusso d’acqua faccia sbattere la testa contro un sasso». E il maltempo renderebbe più imprevedibili le condizioni di balneazione: «Con i temporali la forza della corrente varia maggiormente».

Mai sottovalutare - «Ponte brolla è una zona idilliaca, che attrae molto l’utenza, ma è tra le più pericolose», sottolinea Donda, specificando che Ponte Brolla, con Lavertezzo, è uno dei due unici luoghi in Ticino in cui sono presenti, da inizio a luglio a fine agosto, tutti i giorni dalle 11 alle 18, due pattugliatori della Commissione cantonale Acque Sicure. Il loro ruolo è sensibilizzare e fare prevenzione attraverso dei depliant informativi e avvertire i bagnanti quando assistono a dei comportamenti potenzialmente pericolosi. «Specialmente chi viene da fuori cantone dovrebbe rendersi conto che bisogna informarsi sui pericoli potenziali delle acque in cui ci si reca. E c’è anche chi sottovaluta molto, ritenendo il saper nuotare sufficiente», conclude Donda.

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