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Lettera anonima contro Galeazzi.
CANTONE
02.07.2021 - 12:020

Insulti e minacce contro Tiziano Galeazzi

Il Gran Consigliere ha ricevuto una lettera anonima dai toni minacciosi per le sue posizioni riguardanti l’ex Macello.

Sulla missiva: «In altri tempi si gambizzava senza parole». La replica di Galeazzi: «Niente denuncia, non vale la pena spendere i soldi dei contribuenti per queste persone».

LUGANO - Tiziano Galeazzi è da sempre in prima linea nelle vicende legate all’ex Macello di Lugano. Il parlamentare dell’UDC, membro della Commissione Sanità e Sicurezza sociale del Gran Consiglio, aveva pure firmato un rapporto riguardante la futura sede da destinare al CSOA e un eventuale migrazione dell’autogestione in un’altra località ticinese. Un rapporto che però, a seguito del patatrac del 29 maggio con lo sgombero e la demolizione dell’ex Macello, è finito un po’ in secondo piano. 

Il Gran Consigliere UDC - così come il suo partito - si è sempre schierato dalla parte del Municipio ed è tra i sostenitori dell’iniziativa “Adess Basta”. Posizione nette che hanno probabilmente infastidito qualcuno, che negli scorsi giorni ha deciso di scrivere una lettera minatoria a Galeazzi.

La missiva, condivisa su Facebook dallo stesso consigliere comunale luganese (vedi sotto), riporta svariati insulti e la minaccia «di gambizzare senza parole» che riporta a un oscuro passato non troppo lontano. «L’artista si è impegnato a scriverla con il pc, peccato che non abbia avuto le palle di firmarla», scrive un arrabbiato Galeazzi, precisando che benché l’idea di fare una denuncia penale contro gli ignoti al Ministero pubblico gli sia balenata in mente, «non vale la pena spendere i soldi dei contribuenti per queste persone». «Firmate l’iniziativa e diamo loro una risposta democratica alle urne»


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Anche per quanto riguarda il futuro dell’ex Macello, Galeazzi chiude le porte a ogni compromesso. «È con queste persone che dovremmo raggiungerlo?», si domanda retoricamente su Facebook. «Personalmente mi sono impegnato a livello cantonale per trovare delle soluzioni, sempre in modo civile e pacato. Vale ancora la pena? Non credo, meglio utilizzare le forze per problemi cantonali più importanti».

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