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29.05.2021 - 19:140

«Eroi? Ma a che condizioni»: il personale sociosanitario è sceso in piazza

Si è svolta una manifestazione per chiedere alle autorità delle migliori condizioni di lavoro

BELLINZONA - Durante la pandemia di Covid-19 sono stati definiti eroine ed eroi al fronte, angeli indispensabili a disposizione della società, ma troppo spesso ciò che viene fatto giornalmente nelle strutture ospedaliere viene dimenticato, e le condizioni di lavoro rimangono difficili.

È per questo che centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata dai Sindacati OCST, SIT, VPOD, l’Associazione Infermieri, Labmed ed altre associazioni del personale medico-tecnico a favore del personale sociosanitario, che ha avuto luogo oggi a Bellinzona.

In un appello a Cantoni e Comuni, il personale sanitario ha chiesto alle autorità di «deliberare finalmente i mezzi economici necessari per migliorare le condizioni di lavoro e per garantire la qualità delle cure e della presa a carico di pazienti, di anziani e di invalidi», sottolineando che indipendentemente dalla pandemia si è confrontanti con situazioni complesse, gioie e dolori: «I turni nei giorni festivi e di notte, la burocrazia, lo spostamento frequente dei giorni di riposo, i picchetti (ufficiali e ufficiosi) cui siamo sottoposti… spiegano perché noi operatrici e operatori sociosanitari siamo sovente stanchi».

Più effettivi, più comprensione

«Abbiamo scelto questo lavoro perché ci dà soddisfazione, perché essere al servizio di chi ha bisogno delle nostre cure è fonte di gioia», ma «dobbiamo cercare il giusto equilibrio tra professionalità ed empatia verso i pazienti, altrimenti rischiamo di diventare noi stessi quelli che avranno bisogno di cure» cita l'appello lanciato dagli organizzatori.

«Abbiamo bisogno di essere compresi e valorizzati, riconoscendo quanto facciamo tutti i giorni», chiedono quindi i membri del settore al Governo, «desideriamo essere adeguatamente considerati in termini di salario e di tempo libero. Abbiamo bisogno di forme generalizzate di prepensionamento per il personale anziano logorato ed esaurito» e di più effettivi «per poter disporre turni di lavoro meno pesanti e con i giusti tempi di recupero», e per permettere una migliore «ripartizione dei compiti nelle strutture sociosanitarie che permetta di prendere a carico i pazienti con la calma e l’attenzione che si meritano».

D'altra parte, le conseguenze possono toccare anche gli stessi pazienti, e la società: «Del personale sociosanitario stanco e demotivato rischia di commettere errori e di entrare nella routine, che è il vero veleno per la qualità delle cure».

Infine, è fondamentale anche «avere il tempo per introdurre i nuovi assunti e per insegnare bene agli allievi, che rappresentano il nostro futuro».

Un'ampia scaletta

Dopo una presentazione svolta da Raoul Ghisletta (segretario VPOD) e Xavier Daniel, (responsabile sociosanitario OCST), sono intervenuti numerosi portavoce in rappresentanza delle professioni e dei settori sociosanitari, tra cui ospedali, case anziani, cliniche, aiuto domiciliare, psichiatria, e istituti sociali.

Tra loro Luzia Mariani Abaecherli, presidente ASI; Davina Fitas, responsabile settore sociosanitario OCST Mendrisiotto; Michela Pedersini, presidente VPOD; Gabrio Cadei, rappresentante associazione tecnici di radiologia; Ilva Gaggini e Lara Pontarolo, rappresentanti Labmed; Pietro Bagnato, vice presidente di commissione interna Cardiocentro; Celestina Gambaro, operatrice sociale SMP OSC; Lucio Negri, operatore sociale in istituzione; Stefan Pittaluga, presidente di Commissione interna OBV; Jessica Poeta, operatrice sanitaria clinica; Claudia Prati, operatrice sociosanitaria a domicilio; Gabriele Veronelli, operatore sanitario in casa anziani. 

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Commenti
 
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Amir 3 mesi fa su tio
Ma per favore...siete strapagati e fino a inizio pandemia non avete fatto niente oltre grattare la panza...ora che il lavoro è aumentato tra parentesi siete stanchi ? vergognatevi...c è gente che ha il vostro carico di lavoro da una vita e non si è mai lamentato...se non vi sta bene cambiate mestiere..
don lurio 3 mesi fa su tio
Ma é proprio necessario la presenza dei sindacati che non hanno mai e poi mai fatto niente = zero, solo preso le quote di iscrizione al sindacato.
Meck1970 3 mesi fa su tio
manifestazione da sindacati ..... Ognuno ha il proprio lavoro. Ci sono dei momenti che bisogna lavorare qualcosa in più e dei momenti dove il lavoro è tranquillo. Durante il COVID ci sono anche altri rami che hanno sempre lavorato in condizioni non facili, esempio le cassiere e tanta gente di altre professioni che dovevano essere sul posto di lavoro tutti i giorni. Ricordo anche che molta gente ha perso e perderà il proprio posto di lavoro.
Sgobbi 3 mesi fa su tio
Abbiamo scelto questo lavoro perché ci dà soddisfazione!!!! Ipocrisia... 15 anni fa circa il settore ospedaliere era uno dei pochi che garantiva posti di lavoro... Durante là pandemia volevate un giorno in più di libero??
Tato50 3 mesi fa su tio
@Sgobbi Ipocrita sarai tu e spera di non aver bisogno di loro, te lo dice uno che, grazie anche a loro, adesso ti scrive ;-(
Peter Parker 3 mesi fa su tio
Io non sono del ramo sanitario quindi sono ignorante in tema. Ma quindi la soluzione ideale sarebbe di avere più personale? Perché mi sembra di capire che ci sia un problema di turni e carico di lavoro. Mi sembra questa sia l’unica vera causa o sbaglio?
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