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CANTONE
12.05.2021 - 06:000

«Uccellini fuori dal nido: non toccateli. Non significa che siano abbandonati»

La storia di un 67enne di Sementina, che ha adottato tre ghiandaie, fa discutere. Casi simili sono frequenti.

Roberto Lardelli, ornitologo e presidente di Ficedula: «Non possiamo condannare un animale a una vita che non dovrebbe essere la sua. Nel dubbio, chiamate gli esperti subito».

BELLIZONA - Trovano un piccolo volatile "abbandonato" nel bosco. E se lo portano a casa. È un trend piuttosto allarmante quello denunciato da Roberto Lardelli, ornitologo e presidente di Ficedula. E che sempre più "esplode" in primavera, con le nuove nascite. «Gli uccellini – sostiene Lardelli – vanno lasciati dove sono. Anche se fanno pena. Al limite, nel dubbio, si scatta una foto e la si manda alla nostra associazione».

Addomesticate e in gabbia – Così non aveva fatto il 67enne di Sementina che una decina di anni fa aveva raccolto vicino al bosco di casa sua tre ghiandaie. Le ha accolte nel suo giardino, in una gabbia, e le ha addomesticate. Ora il Cantone gli ha imposto di lasciarle libere. Lui, in lacrime, ha chiesto clemenza tramite un articolo su Tio/20Minuti. «Sono come figlie», sostiene. Ma è davvero concepibile che una persona si porti in casa un animale che dovrebbe vivere in mezzo alla natura?

Si esce dal nido per istinto e per crescere – «I piccoli che vengono trovati in giro – riprende Lardelli –, eccezion fatta per casi eccezionali, non sono affatto abbandonati. Gli uccelli piccoli hanno la consuetudine di uscire dal nido ancora prima di volare bene. Fa parte del loro processo di crescita. Gli uccellini tra l'altro emettono parecchi versi, attirando predatori. Così a volte il nido può diventare davvero un luogo di pericolo. È dunque l'istinto di sopravvivenza che fa abbandonare il nido ai piccoli. I genitori restano nei dintorni e spesso difendono i figli, attaccando i predatori». 

Le regole si conoscono, ma... – Merli, cince, gazze... Portate a casa senza alcun "diritto". Per poi finire in gabbia. Decine i casi ogni anno. «Molti sanno che non si può fare – spiega Lardelli –. Ma agiscono ugualmente in questo modo. La sensibilizzazione è fondamentale, eppure non è mai abbastanza. A volte si è in buona fede, certo. E ci sono specie, come i balestrucci e le rondini e i rondoni, che effettivamente non possono essere lasciate a terra. In questi casi è giusto chiamare Ficedula o la protezione animali. Si tratta però di eccezioni».

Ritornare nella natura è difficile – Il problema è anche che rilasciare un volatile dopo averlo addomesticato è abbastanza complicato. «I piccoli che sono stati imbeccati dall'uomo poi se vengono rimessi in natura vanno incontro a morte sicura. Capita spesso con le civette. L'essere umano può fare davvero tanti danni con i suoi comportamenti. Dobbiamo capire che non è giusto condannare degli animali a una vita che non dovrebbe essere la loro».

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