«Diteci subito se possiamo restare aperti o se dobbiamo chiudere»
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10.12.2020 - 06:350
Aggiornamento : 10:54

«Diteci subito se possiamo restare aperti o se dobbiamo chiudere»

Misure anti Covid, si va verso il "venerdì nero". Lo sfogo video di Massimo Suter, presidente di GastroTicino.

Ospite di piazzaticino.ch, il numero uno degli esercenti locali si fa portavoce dell'angoscia che regna in un intero settore.

MORCOTE - «Ora basta. Diteci subito se possiamo restare aperti o se dobbiamo chiudere. È ora di finirla con queste mezze misure che generano solo ulteriore incertezza». È un Massimo Suter logorato, quello che si presenta su piazzaticino.ch, la piazza virtuale di Tio/20Minuti. Il presidente di GastroTicino è sfinito dai continui cambiamenti decisi dalla politica in merito alle misure anti Covid nella ristorazione. Come lui, tanti suoi colleghi. 

C'è chi vi accusa di piangervi addosso in continuazione...
«Non ci piangiamo addosso. Abbiamo dei doveri da rispettare, dobbiamo versare gli stipendi ai nostri dipendenti, ci sono parecchie famiglie che vivono grazie al nostro settore. Dobbiamo aspettare fino a questo venerdì per sapere a che ora Berna deciderà di farci chiudere alla sera. Senza dimenticare che il 18 dicembre ci potrebbero essere altri inasprimenti. Non sappiamo come organizzarci per Natale e Capodanno, così non possiamo pianificare niente». 

Secondo altri, i ristoratori si starebbero comportando da egoisti di fronte a una crisi sanitaria oggettiva. Cosa replica?
«È normale che, come ristoratore, io voglia fare del mio meglio. Nessuno è obbligato a venire a mangiare al ristorante, tra l'altro. Si tratta di una scelta libera». 

Alcuni specialisti fanno appello alla vostra coscienza in un momento di grande emergenza...
«Il ristorante è un luogo chiuso in cui il virus può circolare? Anche le case private sono chiuse. Anche i mezzi pubblici. Anche le sale d'attesa dei medici. C'è una grande confusione, ci sono tante contraddizioni. Certe regole io stesso non le capisco. Manca una linea chiara da seguire».

Intanto si fa strada l'idea della chiusura dei ristoranti alle 19. Come si avvicina a questo possibile verdetto?
«Al momento il servizio a mezzogiorno è praticamente morto, visto che l'autorità politica invita i lavoratori a praticare lo smart working. Se ci fanno chiudere alle 19, non sapremo più dove sbattere la testa. Con questi stratagemmi poco chiari sembra che il mondo politico stia facendo di tutto per non sentirsi in obbligo di elargire sostegni finanziari al nostro settore».

Cosa chiede alla politica?
«Chiarezza. Esigo, come rappresentante di un settore economico che in Ticino fa il 10% del Prodotto Interno Lordo, direttive chiare per le prossime tre settimane. O restiamo aperti, o restiamo chiusi. Basta con questo tira e molla. Sono mentalmente stanco a causa di questa condizione di dubbio. E ovviamente lo sono anche tutti i miei colleghi». 

La Svizzera non è una nazione povera. Tanto per fare un esempio, però, il Parlamento federale ha deciso di non venire incontro ai commercianti per il pagamento degli affitti...
«Se lo Stato dice che bisogna chiudere tutto un settore perché c'è la necessità sanitaria di farlo, mi sta bene. Però deve garantirci la copertura di tutti i costi scaturiti da questa inattività. Chiediamo di potere sopravvivere e di potere, in seguito, ricominciare».  

Si parla di decine di fallimenti in vista nell'ambito della ristorazione... 
«Ed è ancora una stima ottimistica. Si potrebbero perdere circa 100.000 posti di lavoro in tutta la Svizzera. In Ticino se ne potrebbero perdere centinaia».

GUARDA L'INTERVISTA VIDEO COMPLETA

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