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LUGANO
18.11.2020 - 14:280
Aggiornamento : 15:23

L'autogestione: «Qui siamo e qui rimaniamo»

Il CSOA il Molino prende posizione sul possibile sgombero dell'ex macello

LUGANO - La notizia era trapelata negli scorsi giorni: dopo il presidio di Piazza Molino Nuovo, sfociato in un'aggressione a una giornalista, il Municipio di Lugano ha discusso di una linea più dura da adottare nei confronti dell'autogestione sul sedime dell'ex macello. Ma il CSOA il Molino non ci sta: «Qui siamo e qui rimaniamo e, in ogni caso, saranno gli dèi con i loro feticci a precipitare» fa sapere in una lunga nota (la versione completa si trova qui).

Si tratta di dodici pagine («Una premessa, otto capitoli e una postilla per una storia (non) esaustiva di quasi 25 anni di autogestione, in tempi di pandemie») in cui gli autori ne hanno per tutti, dalle autorità politiche cittadine ai giornalisti, dalle forze dell'ordine ai provvedimenti adottati contro la pandemia.

«Il fatto che le misure qui siano più leggere che altrove non è da attribuire né alla sedicente anima liberale dello stato svizzero né tanto meno alle qualità di obbedienza civile del cittadino rossocrociato (...) Semplicemente questo è il posto dei ricchi o perlomeno ambisce a esserlo con tutta la sua forza» si legge ancora nella nota del CSOA il Molino.

Nel testo si parla di Lugano come di una città che non ha bisogno di «coprifuochi pandemici, perché li aveva già introdotti con le sue ambizioni securitarie e repressive». Una Lugano by night con polizia dappertutto. Ma non quella sera del 30 ottobre in Piazza Molino Nuovo, quando è andata in scena la manifestazione non autorizzata, come ricordano gli autogestiti. Da qui l'attacco alla “telesicurezza”: «La smart city ha voluto dare prova di sé, soprattutto nella gestione impersonale dell'apparato repressivo. Decine e decine di videocamere hanno minuziosamente filmato e registrato ogni comportamento e ogni movimento, mentre i media (riproponendo addirittura parte di questi filmati) sanciscono la naturalità attraverso la quale qualsiasi persona intenta a manifestare pubblicamente possa essere registrata di nascosto». Una situazione, questa, che il CSOA il Molino definisce come «un balzo in avanti verso la città telesecurizzata».

Nella sua presa di posizione, l'autogestione parla inoltre dello stato in cui si trova il sedime dell'ex macello. L'edificio è ritenuto, dalle autorità, in condizioni vergognose. Una valutazione «disonesta», secondo il CSOA il Molino, «da parte di chi lo aveva dismesso e lo avrebbe anche giA`demolito se non fosse stato per il CSOA».


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