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29.10.2020 - 07:000
Aggiornamento : 09:59

Il farmacista della pandemia, tra aiuto, sostegno e conforto

Luca Milesi, nuovo membro ticinese del comitato di “pharmaSuisse”, spiega il ruolo delle farmacie durante la pandemia

di Redazione
SOFIA PELANDA MAZZA

AGNO - Grande appassionato di volo, Luca Milesi si è laureato in Farmacia al Politecnico di Zurigo nel 1987 ed è un professionista impegnato attivamente da oltre trent’anni in diverse specializzazioni del settore farmaceutico. Ci racconta come i farmacisti fungano da importante canale informativo e di sostegno, ponendosi al servizio della società come operatori sanitari a 360 gradi.

Come viene affrontata l’emergenza coronavirus?
«In generale abbastanza bene. Era qualcosa che non si conosceva, che non esisteva e che fino a pochi mesi fa non si sapeva né come si trasmettesse esattamente né come si curasse. È dunque difficile stabilire una causa esatta del perché i contagi siano in aumento, anche se è vero che si è imparato a tenere a bada un virus che prima o dopo sarà endemico. Finché non arriverà una vaccinazione dovremo conviverci. Sono convinto che il Covid-19 non sparirà ma diventerà un secondo tipo d'influenza che saremo in grado di controllare».

Quale ruolo attribuisce ai farmacisti nel contesto di gestione della pandemia?
«Sono molto fiero dell'apporto della nostra categoria. Durante il lockdown, quando gli ospedali si erano giustamente chiusi a riccio e quando anche i medici di famiglia erano molto sollecitati, la gente veniva in farmacia per chiedere aiuto e sostegno. Cercava le mascherine e il disinfettante ma anche conforto, provando a capire e informarsi. Quindi si è compreso che noi farmacisti non siamo dei venditori, ma degli operatori sanitari aperti tutti giorni dal mattino alla sera al servizio della popolazione, che quando ha bisogno di qualcosa può presentarsi senza appuntamento e domandare, chiarire i suoi dubbi, come nel corso di questa seconda ondata del resto».

Domande e dubbi relativi a una possibile vaccinazione, per esempio?
«Sì, ma il vaccino non sappiamo quando arriverà né che efficacia avrà perché alcuni funzionano al 100% e altri, come quello dell’influenza, funzionano solo al 70%. Quindi non si conoscono bene gli effetti e nemmeno quanto tempo gli anticorpi restino presenti. Prima di tutto dovremmo averlo, poi capire quanto bene agisca e quanto duri l’immunità».

Come è stata vissuta l’emergenza dai farmacisti?
«Anche noi abbiamo avuto momenti di grande fatica. Mancavano le mascherine e il disinfettante, ma non abbiamo mai chiuso. Siamo stati costantemente presenti per la popolazione e questo è un impegno che secondo me va riconosciuto».

Anche “pharmaSuisse” dovrebbe avere un ruolo maggiore nell’ambito delle decisioni sulle politiche sanitarie, soprattutto nell’attuale situazione pandemica?
«Sicuramente. “pharmaSuisse” esiste da 177 anni e ha una grande storia. Il problema è che siamo degli attori sanitari di minor peso politico rispetto agli ospedali e ai medici. In Svizzera, in media, per ogni farmacista esistono circa 10 medici, quindi la loro associazione è molto forte ed è riconosciuta ai più alti livelli. Sono decisamente più numerosi di noi».

Come si rilassa in mezzo a tanti impegni?
«Oltre alla farmacia, ho da sempre avuto una grande passione per il volo. Volare è libertà, è poter osservare la terra dall’alto senza seguire percorsi o strade. È anche un ottimo modo per liberare la mente».


MILESI

 

Un volo a Berna nei 177 anni di pharmaSuisse
La farmacia ha dato molto alla vita e alla carriera di Luca Milesi, professionista da oltre trent'anni che ha orgogliosamente accettato di diventare membro del comitato di “pharmaSuisse” (fondata nel 1843) per poter dare a sua volta un contributo al settore nazionale e di conseguenza anche al Ticino. «Credo che a Berna, dove siamo una minoranza, sia fondamentale poter rappresentare le specificità del nostro territorio che, se pur parte della Svizzera, manifesta comunque delle realtà diverse che è giusto che la capitale conosca e comprenda», sottolinea l'appassionato di volo.

Luca Milesi specifica alcune di queste particolarità: «Parliamo l’italiano ed è importante che le pubblicazioni scientifiche vengano tradotte. Abbiamo una struttura con la più forte densità di farmacie della Svizzera e i problemi tipici di un cantone di frontiera e del conseguente turismo degli acquisti che si manifesta anche nel nostro settore».

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