Lettore Tio/ 20Minuti
Auto parcheggiate e famiglie a spasso nelle campagne del canton Zurigo.
CANTONE
14.04.2020 - 18:090
Aggiornamento : 22:25

«A Zurigo il coronavirus non fa paura, ci sentiamo presi in giro»

Mentre la Confederazione fa il punto della situazione sul Covid-19, arrivano note stonate dalle rive della Limmat.

Le testimonianze di alcuni ticinesi. «Io, sfottuto perché lavoro con la mascherina», dice un 30enne. «Il motto sembra "#iorestofuori"», racconta un 40enne. Il medico: «Meno consapevolezza perché non è zona di confine».

Mentre la Confederazione fa il punto sulla situazione del nuovo coronavirus a livello nazionale, dal canton Zurigo arrivano vere e proprie note stonate. Il grido d'allarme parte da tre ticinesi che per un motivo o per l'altro nella giornata di martedì si trovavano sulle rive della Limmat, o nei dintorni. «Il motto sembra "#iorestofuori e me ne sbatto" – racconta un 40enne del Mendrisiotto –. La situazione è surreale rispetto a quanto stiamo vivendo in Ticino. Qui non si sta rinunciando a niente». 

Quella prevenzione considerata vacanza – A evidenziarlo anche una 25enne originaria del Luganese che a Zurigo vive e lavora. «Mi hanno fatta stare a casa per due settimane. Perché ero "la ticinese col raffreddore". Non ho mai avuto né tosse, né febbre. Men che meno il Covid-19. Sembrava una misura preventiva. Mio malgrado, l'ho accettata. Ma poi al mio rientro, la beffa. Il mio datore di lavoro mi ha calcolato queste due settimane come vacanza. Ora non so cosa fare. Forse mi rivolgerò ai sindacati. Non possono farmele passare come vacanze. Tutti sapevano che non si poteva fare nulla di ricreativo in questo periodo. È scandaloso».

Nessuna distanza sociale – Situazione di disagio anche per un 30enne locarnese attivo in un'azienda di giardinaggio nella periferia zurighese. «Vedo la gente in giro a fare grigliate. Cosa devo pensare, da ticinese? Mi sento preso in giro. Sono rientrato dopo il ponte pasquale e ho deciso di usare la mascherina sul posto di lavoro. I colleghi mi prendono per i fondelli. E le distanze sociali non vengono assolutamente rispettate». 

La Lombardia ci ha fatto scuola – Non si tratterebbe di segnalazioni isolate. Di recente Tio/ 20Minuti aveva raccontato la storia di una ragazza attiva nel ramo educativo che lavora proprio dalle parti di Zurigo, con la paura addosso. «Strano – precisa Franco Denti, presidente dell'Ordine dei Medici del Canton Ticino – . I dati del Canton Zurigo, con quasi 3.000 casi di contagio, sono comunque abbastanza inquietanti. Possibile che a Zurigo ci sia una minore sensibilità a causa del fatto che non si tratta di un cantone di confine. Noi abbiamo i vicini di casa della Lombardia che, con i loro numeri, ci hanno messi in guardia sin da subito». 

Nel Canton Vaud è anarchia – Denti è altrettanto chiaro nel bacchettare altre realtà in cui il messaggio non passa. «Nel Canton Vaud la situazione è ancora più grave, quasi come in Ticino. Ma la gente fa ciò che vuole. Probabilmente è anche una questione di cultura». 

La responsabilità del singolo – Colpa di Berna che non ha imposto un vero lockdown generalizzato? «La democrazia elvetica lavora sempre sulla responsabilità del singolo – ribatte Denti –. La Svizzera non ti impone di startene chiuso in casa. Non lo farà mai. La dimostrazione che la democrazia svizzera funziona l'ha data il Ticino. I ticinesi in generale sono stati incredibili nell'accogliere il messaggio delle autorità».

Verso la normalità – Ora si punta a una riapertura graduale delle attività e a un lento ritorno verso la normalità. «Ma deve essere studiato tutto nei minimi dettagli, in modo da non farsi travolgere da un'eventuale seconda ondata del virus». 

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