«Non ho paura di morire, sono arrivata a cent'anni senza accorgermene»

Maria Fonti racconta il suo secolo di vita in un video. Intanto, l’età media degli Svizzeri si alza sempre di più. Lo specialista: «Ecco ciò che le statistiche non dicono»
LOCARNO – Vederla reggere, di sua spontanea volontà, il microfono di tio/20minuti davanti alla telecamera è commovente e divertente allo stesso tempo. Lei è Maria Fonti, ospite della Residenza Al Lido di Locarno. Segni particolari: cento anni appena compiuti, anche se in realtà ne dimostra molti di meno. «Il mio segreto? Essere onesti e perdonare. Non ho mai studiato. Nella mia vita mi sono occupata di antiquariato, di vendita di case. Ho sofferto molto. Ho perso il marito. E anche una figlia, un anno fa».
In Svizzera siamo a quota 1'600 – Sono sempre di più i centenari in Svizzera. Secondo l’Ufficio federale di statistica, a fine 2018 erano circa 1'600, con un aumento del 4,4% rispetto all’anno prima. Cresce anche l’età media. Le persone con almeno 64 anni di età rappresentano ora il 18% della popolazione elvetica totale. In Ticino (dove a fine 2017 gli over 100 erano 118), il 22,6% degli abitanti ha già compiuto 64 anni. Ed è un record nazionale.
Demenza in aumento – Maria è spumeggiante. Lucida. In forma. Si racconta in video con grande simpatia. Ma non tutti i centenari si trovano nelle sue condizioni. Anzi. «Ci sono sempre più centenari, è vero – conferma Fabiano Meroni, caposervizio di geriatria degli Ospedali di Lugano e Mendrisio – ma tanti arrivano al traguardo in cattive condizioni psico-fisiche. Le persone anziane con una demenza oggi sono molte di più rispetto a trent'anni fa. E questo soprattutto perché è aumentata la speranza di vita. Le statistiche questo non lo dicono».
L’obiettivo è il presente – «Sono arrivata a cent'anni senza accorgermene – riprende Maria – vado avanti, sono contenta. Non ho paura della morte. È la cosa più naturale che ci sia. Sono anche credente. Rivedrò mia figlia e mio marito». Insomma, la nostra intervistata è, a suo modo, una privilegiata. «In ogni caso – sostiene Meroni – il lavoro del geriatra non deve mai essere quello di semplicemente allungare la vita all’anziano. Bensì quello di assicurargli un buon presente. Di qualità».
Senza rimpianti – Maria, intanto, ci parla del suo matrimonio. Definisce “bellissimo” quello che, all’epoca, diventò suo marito. «Ho viaggiato tanto. Ho visto l’India, la Costa d’Avorio, l’Egitto. Non ho rimpianti. Certo, il mondo è cambiato. Il telefonino? Non mi interessa».
Un dilemma sempre più diffuso – L’invecchiamento della popolazione, intanto, sta avendo ripercussioni enormi anche sui costi della sanità e della socialità. «Si fa in fretta a parlare di miglioramento della medicina – afferma Meroni – occorre, però, prendere sempre caso per caso. Offrire un determinato tipo di cura a un paziente solo per prolungargli l’esistenza di tre mesi, senza prendere in considerazione che conseguenze ha il trattamento sulla sua qualità di vita, ha senso? È un dilemma che ci si porrà sempre più spesso».



