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Tre anni in isolamento, "ma che c'entro io con la mafia?"

Parla Fortunato Andali, accusato di essere il referente della cosca Ferrazzo di Mesoraca. Il ricordo della lunga detenzione preventiva e le dure accuse agli inquirenti
Foto Ti-Press Francesca Agosta
Tre anni in isolamento, "ma che c'entro io con la mafia?"
Parla Fortunato Andali, accusato di essere il referente della cosca Ferrazzo di Mesoraca. Il ricordo della lunga detenzione preventiva e le dure accuse agli inquirenti
LOCARNO - E' calabrese, ma da quarant'anni vive in Svizzera, ed ha in tasca il doppio passaporto. Fortunato Andali divenne "famoso" una decina circa di anni fa quando una clamorosa inchiesta della magistratura federale lo de...

LOCARNO - E' calabrese, ma da quarant'anni vive in Svizzera, ed ha in tasca il doppio passaporto. Fortunato Andali divenne "famoso" una decina circa di anni fa quando una clamorosa inchiesta della magistratura federale lo definì il boss della 'ndrangheta in Svizzera. Radio Fiume Ticino ha mandato oggi in onda un'intervista a quest'uomo, la cui vicenda non si è ancora esaurita.

Fu un pentito a tirarlo in ballo, e a far scattare l'inchiesto del Ministero pubblico della Confederazione. "Sono stato arrestato il 19 giugno 2004 con le accuse di organizzazione criminale, traffico di droga ed armi". Imputazioni pesanti che Andali, difeso dall'avvocato Tuto Rossi, rigetta in toto: "Ribadisco" dichiara al giornalista Angelo Chiello "di non c'entrare nulla con questa inchiesta, e con queste accuse. Ogni volta che chiedevo di vedere le prove mi hanno sempre detto (gli inquirenti, ndr) che loro le avevano, e le avrebbero tirate fuori quando volevano loro, e non quando dicevo io".

Per tre anni, a parte una parentesi di tre mesi, Andali è stato rinchiuso in isolamento e con la possibilità di vedere pochissime persone, nonostante si trattasse di regime di detenzione preventiva. "E' come se fossi andato in guerra. In queste circostanze uno deve crearsi un mondo, e vivere di sogni più che di realtà. Restare chiuso 23 ore al giorno in tre metri non è vita, ma bisogna trovare un sistema per andare avanti". Andali ha cercato di seguire i ritmi della sua vita precedente: sveglia, barba, colazione e ginnastica. "Ho imparato a dipingere, e leggevo molto".

Lunghi mesi in carcere, con uno sciopero della fame di 17 giorni e un tracollo delle condizioni di salute che ha reso necessario il ricovero all'ospedale di Berna, nel reparto dei reclusi. "Fu una protesta contro i sistemi che adoperava la procura federale. Se ci sarà un processo spiegherò, ma già ora è tutto agli atti". E' stata la famiglia a sostenere Andali in quegli anni di carcere, che secondo lui furono motivati dal "levare la mia volontà di difendermi per arrivare a farmi dire quello che a loro faceva più comodo".

Un lungo periodo di tempo è passato da quando la Magistratura ha messo gli occhi sui di lui. "Questi dieci anni sono passati sulla mia pelle, e siamo arrivati al risultato che le prove devono ancora essere trovate, a meno che non le costruiscono loro". Parla di disprezzo, Andali, nei confronti dei procuratori pubblici, gli ispettori e i commissari che si sono occupati della sua inchiesta, rei a suo dire di aver esercitato pesanti pressioni nei suoi confronti. "Non mi hanno mai toccato, ma le loro pressioni e gli atteggiamento hanno fatto ancora più male del carcere. Questi uomini fanno parte della giustizia ma non sono degni di amministrarla".

Andali era già stato arrestato nel 1998 per droga, e aveva scontato cinque anni di carcere. "Ho avuto molte amicizie che hanno avuto problemi con la legge in Italia, e di sicuro non le rinnego. Ognuno nella vita sceglie la propria strada, ma vorrei sapere cosa c'entro io con la mafia". Nel 2008 Andali è stato assolto dal giudice per le udienze preliminari di Catanzaro dall'accusa di essere il referente svizzero della cosca Ferrazzo di Mesoraca, ma gli inquirenti italiani non demordono.

I suoi diritti, concluse Andali, sono stati più che calpestati. "Il mio mondo l'ho perso. Nella vita una persona può anche sbagliare, però quello che per me è stato quasi insopportabile è vedere che le persone che hanno in mano la giustizia e il potere non rispettano la libertà degli altri".

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