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BELLINZONA
05.01.2009 - 13:200
Aggiornamento : 24.11.2014 - 01:07

Dramma ecuadoriano, Fra Martino Dotta: "Un dormitorio per i senzatetto"

BELLINZONA - Martino Dotta non fa giri di parole. "Sono tanti, troppi anche in Ticino". Il frate francescano si riferisce a coloro che vivono ai margini della società e che fanno fatica a sbarcare il lunario.

Dopo il dramma dei due musicanti ecuadoriani soffocati dal monossido di carbonio nel loro furgone a Bellinzona si è ricominciato a parlare degli ultimi della società, degli emarginati che nel nostro cantone affrontano la vita con poche speranze e molta fatica.

Il Giornale del Popolo oggi ricorda che secondo uno studio del Cantone di alcuni anni fa sono circa ottocento persone a vivere provvisoriamente o permanentemente in difficoltà. Problemi familiari ed economici sono le cause principali dell'emarginazione, ma anche le dipendenze da alcool e droga e poi l'immigrazione. Nella società odierna, in cui l'individuo, spesso disorientato poiché non trova più quei riferimenti sociali e di appartenenza politico e religiosa, trova sempre più difficoltà a trasmettere quel senso di appartenza comunitaria e solidale che hanno contraddistinto i primi decenni del Dopoguerra.

Ora a Bellinzona ci si sta muovendo per trovare una soluzione che dia una risposta alla necessità di creare un dormiorio pubblico per i senzatetto. Un'idea avanzata prendendo come modello Casa Astra a Ligornetto e del dormitorio pubblico di Lugano. Il sindaco di Bellinzona, Brenno Martignoni ha da subito offerto la porpria disonibilità a voler concretizzzare un progetto che, secondo Fra Martino dovrebbe concretizzarsi "in uno stabile possibilmente di proprietà dell'ente pubblico, che non necessiti di troppi investimenti per essere trasformato in un centro di prima necessità". Il frate ritiene ideale un tetto con una trentina posti-letto.

La proposta deve ancora essere discussa con le autorità cittadine. "Una soluzione da considerare anche in futuro - ha dichiarato Fra Martino al Gdp". Una soluzione che andrebbe incontro non solo alle esigenze degli stranieri, ma anche dei locali: "Sono soprattutto giovani - ha concluso Martino Dotta - ma ci sono pure anziani".


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