Berna risponde a Washington: «Accuse infondate, dazi ingiustificati»

Berna sottolinea il ruolo pionieristico nella tutela dei diritti umani nelle sue pratiche commerciali, mentre proseguono i negoziati con gli Stati Uniti.
Berna sottolinea il ruolo pionieristico nella tutela dei diritti umani nelle sue pratiche commerciali, mentre proseguono i negoziati con gli Stati Uniti.
BERNA - Dopo che già lo aveva fatto il Consiglio federale all'inizio del mese, la direttrice della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) respinge con fermezza le accuse degli Stati Uniti secondo le quali la Svizzera, non prevedendo alcun divieto di importazione di prodotti realizzati con il ricorso al lavoro forzato, svolge pratiche commerciali sleali. Sottolineando al contrario il ruolo pionieristico di Berna in materia, in una lettera Helene Budliger Artieda torna a chiedere agli USA di rinunciare a dazi doganali supplementari sui prodotti elvetici.
Gli USA in marzo hanno avviato due indagini contro la Confederazione appellandosi alla Sezione 301 del Trade Act, una legge che più fondamentalmente consente al presidente di contrastare presunte pratiche commerciali sleali o discriminatorie conferendogli la possibilità di adottare dazi sanzionatori o altri provvedimenti restrittivi in materia commerciale.
Le inchieste - La prima delle due inchieste si concentra su una presunta sovraccapacità nella produzione industriale elvetica e sulle sue cause, mentre la seconda sull'omissione o attuazione ritenuta insufficiente di misure per impedire l'importazione di merci prodotte con il lavoro forzato, come indicato da Jamieson Greer, rappresentante per il commercio degli USA. Il primo aprile il Consiglio federale ha respinto tutti gli addebiti.
La lettera di Budliger Artieda, di cui hanno riferito oggi per primi i giornali dell'editore CH Media, fornisce maggiori dettagli sugli argomenti delle autorità elvetiche: in Svizzera, il lavoro forzato è vietato dalla Costituzione, dal diritto civile e dal diritto penale. In qualità di membro di organizzazioni e parte ad accordi internazionali, la Confederazione si impegna a rispettare i diritti fondamentali del lavoro e ad abolire il lavoro forzato. Inoltre, Berna inserisce sistematicamente disposizioni in materia di diritto del lavoro nei propri accordi commerciali.
Ruolo pionieristico della Svizzera - La segretaria di Stato sottolinea che la Svizzera ha un ruolo pionieristico a livello internazionale: è stato infatti il primo paese a integrare il divieto del lavoro forzato nella legislazione sugli appalti pubblici. Le imprese sono tenute a rispettare gli standard internazionali e, in caso di violazioni, rischiano conseguenze penali.
Inoltre, le misure in materia sono costantemente migliorate. Quest'anno il Consiglio federale ha sottoposto a consultazione nuove disposizioni volte a rafforzare gli obblighi di diligenza. Il controprogetto indiretto all'iniziativa popolare federale "Per grandi imprese responsabili - a tutela dell'essere umano e dell'ambiente", su cui gli ambienti interessati hanno tempo fino al 9 luglio per esprimersi, prevede che le grandi imprese adempiano a obblighi specifici in materia di diritti umani e di ambiente.
Non vi sono indicazioni che le pratiche commerciali elvetiche penalizzino le esportazioni statunitensi, che le catene di approvvigionamento legate alla Svizzera ricorrano al lavoro forzato o che causino distorsioni della concorrenza. Berna è tuttavia disposta ad approfondire la collaborazione con gli Stati Uniti e ad agire congiuntamente contro il lavoro forzato, scrive Budliger Artieda.
Dazi doganali supplementari non giustificati - La segretaria di Stato, come già fatto dal Consiglio federale, sottolinea quindi che dazi doganali supplementari non sono né giustificati né adeguati.
Malgrado l'avvio delle due indagini, i colloqui su un accordo commerciale bilaterale con gli Stati Uniti proseguono. Secondo il governo, sono stati compiuti progressi, in linea con l'obiettivo fissato nella dichiarazione d'intenti di Svizzera e USA dello scorso 14 novembre. Tale dichiarazione prevede la riduzione dei dazi americani dal 39% al 15%.
Nel frattempo, a fine febbraio, una sentenza della Corte suprema statunitense, che ha avuto grande impatto a livello internazionale, ha ripercussioni anche per i negoziati tra Berna e Washington. I supremi giudici americani hanno stabilito che il presidente Donald Trump ha abusato dei suoi poteri imponendo dazi doganali elevati generali ai partner commerciali.
È questa decisione di giustizia che ha indotto l'amministrazione di Trump ad avviare, in base alla alla Sezione 301 del Trade Act, la nuova azione nei confronti della Svizzera e di diversi altri paesi, tra cui la Cina, grande avversario economico.




